Jim Carrey e Alessandra Mussolini, volano ancora stracci. L’attore risponde: «Sta abbracciando il male»

4398523_1452_carreycombo«Non sapevo della sua esistenza. È un po’ sconcertante che lei sia al governo, non perché è al governo, ma perché sta ovviamente abbracciando il male. Se vuole vederla diversamente può sempre capovolgere il mio disegno. E sembrerà che suo nonno stia saltando di gioia. C’è la sua soluzione proprio lì. Basta capovolgere il disegno». Volano ancora stracci tra Jim Carrey e Alessandra Mussolini. Dopo il primo botta e risposta nato dal disegno pubblicato dell’attore che immortalava Benito Mussolini e Claretta Petacci appesi a testa i giù in piazzale Loreto, l’attore ha risposto nuovamente alla parlamentare.

«Se state pensando a cosa porta il fascismo, chiedete a Benito Mussolini e alla sua amante Claretta», aveva scritto Jim Carrey. La risposta della Mussolini non si era fatta attendere: «You are a bastard». Ma il divo di Hollywood non l’ha lasciata passare e ha ribadito le sue posizioni definendo la Mussolini una donna che «sta abbracciando il male» sostentendo di non sapere «della sua esistenza».

Sarzana come Amsterdam, «quartiere a luci rosse nel centro storico». La proposta fa discutere

1511030029983.jpg--_importava__prostitute_dall_argentina__catanese_arrestato_a_montecatiniUn quartiere a luci rosse nel centro storico: è la proposta, che sta facendo discutere, di Emilio Iacopi, capogruppo della Lega a Sarzana, comune dell’entroterra della provincia di La Spezia vicino alle Cinque Terre. «L’unico modo per rilanciare il commercio cittadino è aprire un quartiere a luci rosse nel centro storico», ha detto Iacopi, che pensa ad un quartiere in stile Amsterdam, nel centro storico attraversato dalla via Francigena e che diede i natali a papa Niccolò V.

«Ieri in consiglio comunale – spiega Iacopi contattato dall’ANSA – stavamo affrontando l’annoso problema della crisi del commercio in centro città, tra fondi sfitti e proposte per far ridecollare il settore. Ho risposto così, in modo provocatorio, alla minoranza: il settore a luci rosse in effetti è l’unico che non conosce crisi». «In fondo non sto parlando di cose fantasiose. Accade già in molte città importanti nel mondo. Non solo Amsterdam, ma anche Parigi e altre», ha aggiunto.

Rispetto alla proposta della Lega in parlamento per la riapertura delle case chiuse, di cui ha parlato qualche settimana fa Matteo Salvini (lo avevamo raccontato qui) e su cui gli alleati di governo del Movimento 5 Stelle avevano ribattuto di poter dialogare, Iacopi si dice «favorevole». Ieri in consiglio era assente la sindaca Cristina Ponzanelli, che ha fatto sapere di non voler commentare le «provocazioni, che comunque stimolano il dibattito».

Salvini vuole riaprire le case chiuse: «Togliere il business della prostituzione alle mafie»

4330681_1607_salvini_case_chiuse_prostituzioneSì alla riapertura delle case chiuse, anche se non è nel contratto di governo: lo ha ribadito, come già in passato, il vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini, a margine della cerimonia di consegna di Costa Venezia a Monfalcone. Rispondendo ad una domanda specifica, il leader leghista ha detto: «Ero e continuo a essere favorevole alla riapertura delle case chiuse. Non c’è nel contratto di governo, perché i 5S non la pensano così, però io continuo a ritenere che togliere alle mafie, alle strade e al degrado questo business, anche dal punto di vista sanitario», sia la strada giusta e «che il modello austriaco sia quello più efficiente».

Subito dopo, però, Salvini ha frenato sull’argomento, scherzando con i giornalisti. «Non aggiungiamo però problema a problema – ha concluso – chiudiamo prima quelli aperti prima di riaprire le case chiuse».

Lino Banfi all’Unesco: «Porterò il sorriso tra i plurilaureati. La Bizona? No, farò uno schema diverso»

«Il mio primo incarico politico? Veramente sono stato anche l’onorevole Binetto con Checco Zalone (nel film Quo vado): anzi, forse è davvero tutta colpa sua se ho detto di sì a questo incarico».
Lino Banfi è felice ma pure un po’ incazzeto. «In poche ore ho scaricato due volte il telefonino, mi hanno chiamato da tutta Europa».lino banfi unesco_23090623

Quando l’hanno chiamata cosa ha risposto?
«La verità? Gli ho detto checchezzo c’entro io con la cultura… Poi mi sono detto che invece poteva essere una buona opportunità per me e per la nostra amata Italia. Porterò all’Unesco quello che mancava: un po’ di sorriso e voglia di vedere la vita in modo diverso. E poi come potevo di no a un governo guidato da Conte?».
Cioè?
«Lui è pugliese come me, nel suo sangue scorre il fuoco del Sud come nel mio».
Come l’ha convinta Di Maio?
«Venne una volta al mio compleanno all’orecchietteria (della figlia, ndr) e mi regalò un mazzo di fiori. A me Di Maio disse non me ne frega niente per chi voti, ma io ti devo questo tributo, perché hai fatto sorridere tre generazioni. Con una dichiarazione d’amore come questa, come potevo dire di no?».
C’è anche chi sta attaccando il vicepremier per questa scelta…
«La mamma degli invidiosi, chiamiamoli così, è sempre incinta. E poi, se posso dire una cosa: porterò il sorriso tra questi plurilaureati».
Una filosofia alla Oronzo Canà?
«Beh diciamo che lì giocavo con la Bizona: all’Unesco userò uno schema diverso».
E sarebbe?
«Potrei portare un bel piatto di orecchiette in commissione. Scherzi a parte, non ho ancora chiaro quello che mi aspetta ma so che mi impegnerò al massimo per ottenere risultati concreti per la nostra nazione. In Italia tutto dovrebbe essere patrimonio Unesco, solo che troppo spesso noi italiani non rispettiamo questo bene che abbiamo, forse io potrò aiutare in questo senso».
Tra i suoi film qual è il vero patrimonio che andrebbe tutelato?
«Non ho dubbi: L’allenatore nel pallone è entrato di diritto nel cuore di tutti gli amanti della risata. Chissà che anche all’Unesco non proporrò un bel 5-5-5, magari chiedendo Pippo Baudo come ala fluificante».

Lorella Cuccarini sovranista sostiene il governo, ma critica il Papa, l’Europa e le quote rosa

cuccarini«La differenza non è più tra destra e sinistra ma tra chi pensa agli elettori e chi alle élite e alla finanza». Lorella Cuccarini ormai sovranista; in un’intervista al settimanale ‘Oggi’, scende decisamente in campo a favore del governo e delle sue linee-guida in tema di immigrazione e contrasto all’Europa, critica il Papa e va controcorrente sul gender pay-gap.

Sull’Unione Europa, l’attrice e conduttrice televisiva afferma: «Ci ritroviamo intrappolati nel pensiero unico, che ha un disegno dietro. Il mercato impone le leggi e tutto il resto. Prenda l’Europa: ce l’hanno raccontata come un’idea meravigliosa, ma quella che viviamo esiste solo attorno all’Euro, che ci ha impoveriti». E ancora: «Ma quali politiche di destra? Ha fatto più cose di sinistra questo governo di quelli precedenti. Io vorrei che i miei figli fossero liberi di scegliere se andare fuori o rimanere in un Paese che offra loro delle possibilità. Invece qui non riesci a fare nulla, siamo in austerity, abbiamo un tasso di disoccupazione altissimo, 5 milioni di poveri. E mi dite che bloccare l’immigrazione è di destra? È sacrosanto».

La Cuccarini cita i libri del presidente della Rai Marcello Foa e dell’economista vicino alla Lega Alberto Bagnai e dice di stimare il ministro Paolo Savona, che ipotizzò l’uscita dall’euro: «Savona sogna un’Europa che agisca davvero come uno Stato unico. Per prima cosa dovrebbero permetterci di decidere davvero chi ci rappresenta lì… Il Parlamento europeo non conta nulla e la Commissione decide al di sopra dei popoli sovrani. Se stare in Europa significa accettare regole che ammazzano l’economia, non vale la pena. Ci trattano da sorellastra».

E non teme di apparire politicamente scorretta anche parlando del Papa: «Sarebbe bello che il Papa si esprimesse anche su altre situazioni, oltre che sui migranti. Ci sono rimasta male quando ha detto ‘meglio atei e buoni, che cristiani e odiatori’. Per un cristiano, Cristo è fondamentale e il posto in cui lo incontri è la chiesa; e anche se sei un cattolico tiepido incontrare Cristo in quella eucaristia è la cosa più preziosa. Bisogna distinguere buoni e buonisti: i cattolici devono essere buoni, ma devono difendere i propri figli».

Cuccarini critica anche le quote rosa: «Mai stata femminista e sempre stata contro le quote rosa. Le donne la credibilità devono guadagnarla sul campo… Io sono un’azienda, decido quando e come lavorare. Altrove e in politica, servono una determinazione e una ‘cattiveria’ che impongono anche di rinunciare ad alcune caratteristiche femminili. Dobbiamo accettare il fatto che uomini e donne sono diversi, seppur complementari. Se ci sono più uomini ai vertici è perché sono più predisposti».

Maria Elena Boschi attacca Di Maio: «Ha tradito gli italiani». E sulle primarie: «Non voterò Zingaretti»

imageDa ministro per le riforme e potente Sottosegretario a deputata dell’opposizione, come è cambiata la sua vita?
«Ci sono meno responsabilità, ci sono meno pressioni. Certo avrei preferito che il Pd fosse rimasto al governo del Paese perché potevi portare a casa risultati, fare qualcosa che incideva sulla vita delle persone. Ora è più complicato. Sono stata molto contenta per l’approvazione di un emendamento, quello sul congedo parentale (5 giorni per i papà ndr), a cui tenevo molto. Un piccolo passo avanti, almeno per il 2019 è stata ripristinata la misura che il governo aveva tagliato».
Ma il Pd sa fare opposizione?

«In Aula una opposizione seria, dura, alla fine il Pd è il secondo partito. Abbiamo fatto le nostre battaglie sulla legge di bilancio, sul condono edilizio e sui vaccini».
Qual è il suo giudizio sui primi sei mesi del governo Conte?
«Non stupisco nessuno dicendo che è molto negativo e questo giudizio il governo se lo è guadagnato sul campo. Obiettivamente abbiamo un mix di promesse da campagna elettorale che non sono state rispettate».
Ad esempio?
«Promisero che al primo consiglio dei ministri avrebbero abolito le accise sulla benzina, avrebbero fatto il reddito di cittadinanza e la flat tax al 15%. Dopo 6 mesi non hanno fatto niente di tutto questo. Si tratta di proposte con cui hanno vinto le elezioni ma che poi non hanno mai attuato».
Possibile non abbiano fatto niente di buono?
«Facendo un bilancio, per me prevale la parte negativa. Quella positiva cerco di farmela venire in mente, ma le uniche cose positive sono quelle su cui sono tornati indietro».
Si spieghi meglio.
«Penso al congedo parentale e al bonus bebè. Prima hanno detto di voler togliere tutto, poi li hanno ripresi ascoltando i giudizi critici dei cittadini. Facendo passare come grandi novità l’averle rimesse. Ma di fatto si sono limitati a riproporre misure dei nostri governi che avevano cancellato».

Salvini è il vero leader del centro-destra?
«Sì. E mi sembra sia anche capo del governo. Perché non si è mai visto che gli industriali anziché a Palazzo Chigi, al Mise o al Mef vadano al Viminale. Ma non solo: andando in piazza e dicendo “datemi il mandato per trattare con l’Europa”, vuole affermare che è lui capo del governo. È chiaro che è un populista ed è anche spregiudicato nel modo di trattare gli argomenti a livello internazionale: con il tweet della settimana scorsa sugli arresti ha rischiato di far saltare un’operazione di polizia e con il commento sugli “Hezbollah terroristi islamici” sta mettendo difficoltà le nostre truppe in missione di pace».
Una parte della sinistra dipinge Salvini come un fascista. Così non si rischia l’autogol?
«Salvini va attaccato perché non sa fare il ministro dell’Interno e su questo ci dà argomenti ogni giorno. Non penso, però, che sia un fascista ma credo che abbia spregiudicatezza nel gestire i rapporti con i gruppi di estrema destra. Non prende le distanze da Casapound, da Forza Nuova o dalle manifestazioni in cui viene esposta una maglietta “Auschwitzland”, neanche quando gli viene chiesto di farlo. Non credo sia fascista ma gioca al limite con forze di estrema destra e antisemite, da ministro dell’interno dovrebbe dissociarsi chiaramente. Ma i suoi limiti sono altri».
Quali?
«Le sue politiche economiche, della sicurezza e dell’immigrazione. Il problema dell’Italia non è solo la microcriminalità: per esempio non si sente più parlare di mafie».
Però i sondaggi premiano la Lega e non il Pd, gli italiani sono stupidi?
«Non l’ho mai pensato, credo solo che Salvini stia dicendo agli italiani quello che vogliono sentirsi dire in un momento di crisi economica: quando mancano sicurezze, come è sempre successo in passato, si tende a chiudersi, si cerca la protezione dei confini. Piace il suo machismo politico ma presto si sgonfierà il suo consenso».
E Di Maio? Sul suo profilo Instagram ha pubblicato un video sulla vicenda del padre.
«L’ho fatto perché Luigi Di Maio è stato incoerente, il M5S ha avuto una responsabilità storica nell’inquinare il dibattito politico con campagne di odio che non hanno precedenti, fatte con forza e scientificità, utilizzando i social in modo tecnicamente impeccabile ma irresponsabile».
Che cosa imputa a Di Maio?
«Innanzitutto di essere il ministro del Lavoro in nero e della disoccupazione. Gli imputo le sue responsabilità: era socio al 50% della società del papà e non poteva non sapere che c’erano cause aperte o cartelle da pagare per evasioni con il fisco. Non poteva non sapere che mettere in liquidazione l’azienda equivale a mettere in crisi i creditori. Non è stato coerente».
Quando toccò a lei?
«Io non ho mai avuto un avviso di garanzia né indagini per la vicende di mio padre. Eppure quando toccò a me le colpe del padre cadevano sui figli: è stata chiesta la sfiducia alla Camera e mi dovevo dimettere. Ora che tocca a Di Maio sembra tutto diverso. Francamente quando Luigi Di Maio ha detto che non vede il padre da mesi e che non ha un gran rapporto con lui, scaricandolo in 30 secondi, non mi sembra abbia dato una gran prova».
Parliamo del Pd, basta il congresso a risolvere i problemi?
«No, se qualcuno lo pensa si illude. È chiaro che serve un congresso vero, con un dibattito vero».
Chi sosterrà alle primarie?
«Non ho deciso. Ero convinta di sostenere Minniti ma poi si è ritirato».
Allora dica chi non voterà.
«Ecco di sicuro non voterò Zingaretti».
Gentiloni, invece, ha deciso di appoggiarlo.
«Una scelta che mi ha sorpreso perché Zingaretti si propone come elemento di discontinuità, criticando le scelte del governo di cui Gentiloni ha fatto parte. Inoltre Zingaretti apre molto ai 5 Stelle mentre Gentiloni ha sempre criticato i populisti».
Chi butta giù dalla torre tra Salvini e Di Maio?
«Di Maio si è buttato da solo».
Passa gran parte della settimana a Roma, un giudizio sulla Raggi?
«Ha buttato via una bella occasione, è arrivata con il vento in poppa. Ora è fin troppo facile fare la battuta che siamo passati dalla Città Eterna all’eterna spazzatura: io vado a correre sul lungotevere la mattina, e conosco a memoria l’immondizia che incontro sul tragitto perché è sempre la stessa. C’è poi il tema delle buche: abbiamo proposto anche un piano straordinario per la viabilità a Roma ma ce l’hanno bocciato. Diciamo che dopo due anni e mezzo non ha lasciato nessuna traccia».
In che senso?
«A parte Spelacchio, per cosa verrà ricordata? In una Capitale le buche e la spazzatura sono il minimo, ma lei non ha fatto niente neanche per il rilancio turistico, per la cultura e per invogliare i ragazzi a venire a Roma».
Quando il Pd ha “cacciato” Marino, lei fece un pensierino sul Campidoglio?
«No, ma me lo chiesero».
Perché ha rifiutato?
«Non mi preoccupava la sfida ma sono convinta che a Roma può fare il sindaco solo chi la conosce davvero. Non basta il fatto che io viva cinque giorni a settimana qui».
Come si recupera il divario tra Nord e Sud?
«Facendo l’opposto di quello che propone questo governo. Sono convinta che dobbiamo aiutare il Sud. Non bisogna far vivere il Sud di sussidi, come il reddito di cittadinanza, ma di investimenti. Altrimenti chi ha qualche chance va altrove e gli altri tirano a campare. Così si rischia solo di acuire la distanza tra Nord e Sud. Se non fai le grandi opere e le infrastrutture, penalizzi il Sud che ne ha bisogno».
La Capitale intanto è stata depauperata dai trasferimenti verso Milano.
«Colpa dei limiti dell’amministrazione comunale, che ad esempio ha bocciato le Olimpiadi, mentre quella milanese ha cavalcato l’Expo. Così Milano è diventata meta turistica come mai prima d’ora ed è ancora più interessante dal punto di vista finanziario, imprenditoriale ma anche cultuale».
Roma invece?
«Purtroppo ha perso delle sfide. Faccio l’esempio dei centri antiviolenza: se un Comune non si lancia in un bando per paura di sbagliarlo, sta ammettendo che il suo limite è la sua incapacità. Se non dai risposte a un imprenditore, lui va ad investire dove le risposte le ottiene».
Ultima domanda, alle Europee voterà ancora il Pd?
«Sì, certo».

Maria Elena Boschi, look aggressivo e stivali sopra la coscia. E su Twitter scoppia la polemica

4056372_1456_maria_elena_boschi_cosciaMaria Elena Boschi era alla Leopolda questo weekend, e il suo look ha scatenato il dibattito sui giornali e sui social. L’ex ministro delle riforme del governo Renzi, poi sottosegretario con Gentiloni si è presentata alla tre giorni fiorentina con un vestitino nero corto e aggressivi stivali a metà coscia: un look decisamente bollente per l’esponente del Pd, che a dispetto dello stile serioso di altre sue ‘colleghe’ non ha paura ad apparire anche sexy nonostante i suoi ruoli istituzionali.

Ma la Boschi, senza dubbio una bella donna ma anche molto criticata in passato per le sue dichiarazioni e le sue attività da ministro, involontariamente è riuscita – con la sola sua scelta nel vestire in quel modo – due giornalisti e non solo: su Twitter infatti la giornalista di Repubblica Giovanna Vitale e l’ex vicedirettore di Europa Mario Lavia non se le sono mandate a dire.

La prima ha infatti scritto, appunto, che la Boschi indossava stivali a metà coscia aggiungendo che le stavano benissimo: Lavia ha ribattuto rimproverando la collega, chiedendo «era proprio necessario scrivere di Maria Elena Boschi con stivali a metà coscia? Mi meraviglio». «Non capisco cosa ci sia di male – la risposta piccata della Vitale – La malizia è nell’occhio di chi legge, non di chi guarda e ne scrive». «Una cronista esperta come te ha capito benissimo, non scriveresti mai che pantaloni hanno Padoan o Scalfarotto», l’ultima risposta di Lavia.

Ma la polemica continua anche dopo, con l’intervento della politologa Sofia Ventura: «Delle donne si sottolinea sempre l’abbigliamento e non è un bene – scrive – ciò detto, farsi fotografare in pigiama sul proprio lettino non aiuta», un riferimento all’intervista a Maxim di qualche settimana fa con tanto di foto in posa da parte di Oliviero Toscani. La Vitale ribatte: «Non è vero, se Renzi fosse arrivato alla Leopolda in camicia hawaiana l’avremmo scritto o no?». «Concordo – scrive ancora la Ventura – che l’attenzione per l’abbigliamento femminile sia più diffusa è un fatto assodato, ma c’è chi quella attenzione la cerca».

Paolo Bonolis da Renzi: «Salvini e Di Maio come Totò e Peppino»

4052373_1528_dp9gqumwkaaiahj«Nella commedia all’italiana abbiamo avuto grandi coppie comiche come Totò e Peppino o Franco e Ciccio, ora abbiamo Salvini e Di Maio. Anche loro hanno il tormentone, come le grandi coppie comiche: per loro sono i migranti». Così Paolo Bonolis scherzando con Matteo Renzi che lo intervista sul palco della Leopolda a Firenze.

«Loro usano il decreto in maniera definitiva – ha detto il presentatore parlando dei due vicepremier e del governo – la povertà non esiste più, come le buche a Roma…». Poi Bonolis ha ironizzato anche su Renzi. «Mi dicono che si frega il ciambellone al Senato», dice.. «È vero, è un atto di resistenza civile, mi avete mandato lì – ha risposto Renzi – ma io pago». «Te, D’Alema e Bersani, te ricordi il pezzo che come trio facevate sulla rottamazione? – ha scherzato Bonolis accennando la cadenza romanesca -. Ammazza quanto faceva ride!».

Matteo Salvini va da Barbara D’Urso: «Sono inc***ato nero, l’Italia agli italiani. Berlusconi? Scelgo un’altra nazionale»

3761220_1828_matteo_salvini (1)Matteo Salvini commenta le ultime e concitate 24 ore della politica italiana. E lo fa dalla poltrona di Pomeriggio 5. «È stata una brutta giornata, Mattarella si è permesso di cancellare settimane di lavoro… Chi se ne frega se in Europa qualcuno non è convinto. Io non vado a mettere bocca sui governi degli altri Paesi. Mi sarei aspettato che il presidente della Repubblica prendesse a cuore la sorte degli italiani, non degli altri», spiega il leader della Lega rispondendo alle domande di Barbara D’Urso.
Tutto a causa del veto che il Capo dello Stato ha messo sulla proposta del professor Savona come ministro dell’Economia. E alla domanda sul perché non si è trovato un compromesso risponde: «Ci hanno bocciato l’idea, non il nome. Secondo me questa è una follia, all’Italia ci devono pensare gli italiani. Se mi bocci quel nome, mi bocci un progetto che ha avuto il consenso degli italiani… In Europa hanno bisogno di un’Italia di serie B, una schiava che paga e basta».
Il pensiero va al futuro e alle eventuali elezioni autunnali: «Ci hanno fermato una volta, non ci fermeranno una seconda volta. La prossima volta gli italiani ci daranno una grande maggioranza. Io da ieri sono incazzato come un bufalo, amareggiato. Vedremo se andare alle elezioni con i Cinque Stelle quando sarò più lucido. Sono partito diffidente su di loro, però abbiamo lavorato insieme e ho trovato persone serie disposte a confrontarsi. Sul tema del lavoro, della famiglia, della Legge Fornero, della giustizia abbiamo trovato diversi punti in comune».
Alleati in divenire dunque e Forza Italia sembra già il passato. «Siamo fuori dal Mondiali. Sceglierò un’altra Nazionale», ironizza Salvini.
Poi scatta la polemica: «Ringrazio tutti, mi prendo l’impegno e questo governo lo riproporremo. So soltanto che il presidente non mi sembra un arbitro al di sopra delle parti, ha detto no a un governo votato e sì a un governo sostenuto solo dal Pd che gli italiani hanno bocciato. Per serietà se non cambiano le regole di Bruxelles finiremo peggio, ma non vuol dire una nuova Brexit. Il Centrodestra esiste se ha questa volontà, se qualcuno dice viva le banche la situazione si fa difficile».

Sull’ipotesi secondo la quale avrebbe complottato per tornare alle urne precisa: «Mamma mia sono un genio, non sono così intelligente come mi farebbero. Quindi io avrei lavorato tre settimane con Di Maio per questo?»
Dal canto suo, però, nessuna messa in stato d’accusa per il presidente della Repubblica: «Non faccio guerra a Mattarella».

Luigi Di Maio e la fuga in Sicilia: ecco chi è la donna al suo fianco

Luigi-Di-Maio-Giovanna_11144728.jpg.pagespeed.ce.Q5NOT8qOdRLuigi Di Maio si è preso una breve vacanza in Sicilia dopo il successo elettorale e prima di risolvere le incognite sul governo. Il leader dei Cinque Stelle è stato fotografato dai turisti in dolce compagnia. Al suo fianco c’era Giovanna Melodia, avvocatessa e vicepresidente del Consiglio comunale ad Alcamo.
Giovanna Melodia è una donna di 36 anni, attivista pentastellata sin dalla prima ora, sposata e separata da tempo. Gli amici e i militanti ricordano i comizi e le assemblee con Di Maio, spesso presente ad Alcamo per la campagna delle Regionali.
I due, che si erano già incontrati alla fine del 2017 durante un’altra visita in Sicilia, hanno fatto una passeggiata prima alle Saline e poi sull’isola di Mothia, una delle perle della zona ovest della Sicilia.