Salvini: «Castrazione chimica per i vermi violentatori di Catania»

4389550_1321_salvini_stupro_catania_castrazione_chimica«Per i vermi violentatori di Catania, che hanno stuprato una turista, nessuno sconto: certezza della pena e castrazione chimica!». Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini intervenendo sul caso di violenza di gruppo contro una donna americana avvenuto a Catania.

COS’È LA CASTRAZIONE CHIMICA
La castrazione chimica è un tipo di castrazione, solitamente non definitiva, provocata da farmaci a base di ormoni, indirizzata alla riduzione della libido e dell’attività sessuale. Fu sviluppata come misura temporanea preventiva per stupratori e pedofili ed è applicata come parte della pena di reati a sfondo sessuale, in diversi paesi, inclusi gli Stati Uniti e Canada, Russia, Polonia, Regno Unito, Svezia, Danimarca, Norvegia, Spagna, Germania, Francia. Spesso, la legislazione prevede che lo stesso pedofilo possa richiedere la castrazione chimica su base volontaria, talora ottenendo sconti di pena. In Italia non è prevista dalla legge.

Salvini vuole riaprire le case chiuse: «Togliere il business della prostituzione alle mafie»

4330681_1607_salvini_case_chiuse_prostituzioneSì alla riapertura delle case chiuse, anche se non è nel contratto di governo: lo ha ribadito, come già in passato, il vicepremier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini, a margine della cerimonia di consegna di Costa Venezia a Monfalcone. Rispondendo ad una domanda specifica, il leader leghista ha detto: «Ero e continuo a essere favorevole alla riapertura delle case chiuse. Non c’è nel contratto di governo, perché i 5S non la pensano così, però io continuo a ritenere che togliere alle mafie, alle strade e al degrado questo business, anche dal punto di vista sanitario», sia la strada giusta e «che il modello austriaco sia quello più efficiente».

Subito dopo, però, Salvini ha frenato sull’argomento, scherzando con i giornalisti. «Non aggiungiamo però problema a problema – ha concluso – chiudiamo prima quelli aperti prima di riaprire le case chiuse».

Genitori Renzi, il file Lalla e i segreti di Tiziano e Laura: «Nipoti e amici tra i prestanome»

4310396_1009_renzi_genitori_domiciliari_ultime_notizie (1)Una rete di prestanome e, per la procura, la certezza che a gestire il giro di cooperative progressivamente fatte fallire per favorire la Eventi 6 ci fossero i coniugi Renzi. Un piano «professionale», scrive il gip nell’ordinanza d’arresto. E ripercorre le accuse a carico dei genitori dell’ex premier citando le parole dei testimoni, le mail trovate sul computer di Laura Bovoli e le intercettazioni. Un teste ha dichiarato, a proposito della coop Marmodiv, che «era governata da prestanome… tutti nel settore sanno che è riconducibile ai Renzi, in particolare a Tiziano Renzi e alla moglie… Poi c’era anche Andrea Conticini, cognato di Matteo Renzi, che guidava Eventi 6».

E ancora: «Le fatture che mi avete esibito sono false. Mi fu chiesto di aprire una partita Iva ed emettere le fatture». Carlo Fontanelli, sentito nel 2016, ha detto che gli era stato proposto di assumere la carica di addetto agli automezzi per Delivery. Si sarebbe ritrovato nominato amministratore, a sua insaputa: «A maggio 2010 la signora Bovoli mi dice che l’azienda è stata ceduta a una nuova compagine sociale e che volevano confermarmi addetto agli automezzi… Io volevo prima conoscere i nuoci soci. Lei mi dà il numero di tale Pasquale Furii, ho provato a mettermi in contatto… si rese irreperibile». Fontanelli ha aggiunto di avere poi scoperto «di essere stato nominato a sua insaputa consigliere di amministrazione e che, dunque, aveva sporto querela».

LE MAIL
Agli atti le mail che, per l’accusa, dimostrano il ruolo di gestione svolto dai Renzi. Quasi tutte nel file chiamato Lalla – per gli inquirenti Laura Bovoli – nel computer di Roberto Bargilli. Come quella inviata dalla Bovoli a Simone Verdolin: «Ti allego nota credito e mastrino…. Zipoli quando lo riterrete opportuno convocherà l’assemblea dei soci». Il gip sottolinea anche che le modalità di costituzione della società Delivery sono state sospette: «Alcuni dei soci costitutori hanno riferito di non conoscere neppure il nome della società ricordando solo di essersi recati da un notaio in Firenze per apporre delle firme». Come Lavinia Tognaccini, all’epoca studentessa di Belle Arti. Ha detto «di essere stata contattata da Tiziano Renzi, amico di famiglia» e che «si era recata su sua indicazione dal notaio senza chiedere spiegazioni». È stata sentita anche Cristina Carbot, nipote dei Renzi». Ha detto «di aver partecipato alla costituzione della coop su richiesta di un uomo di cui non sapeva le generalità».

E poi le intercettazioni: nel marzo 2018, Daniele Goglio racconta di avere acquisito la gestione della Marmodiv «in virtù di un favore personale». Di quel favore parla con un altro interlocutore. Dice che Renzi senior gli avrebbe detto «capisco che ti ho messo in una situazione di disagio… per me è un grossissimo piacere…. in qualsiasi modo posso fare per ricambiare do la precedenza a te su qualsiasi cosa». Mentre Tiziano Renzi in persona, parlando con Conticini della Eventi 6, dice: «bisogna mandar via Pino e mettere quell’altro». Parole che, per l’accusa, dimostrano «l’interessamento» nelle decisioni legate alla coop.

Lino Banfi all’Unesco: «Porterò il sorriso tra i plurilaureati. La Bizona? No, farò uno schema diverso»

«Il mio primo incarico politico? Veramente sono stato anche l’onorevole Binetto con Checco Zalone (nel film Quo vado): anzi, forse è davvero tutta colpa sua se ho detto di sì a questo incarico».
Lino Banfi è felice ma pure un po’ incazzeto. «In poche ore ho scaricato due volte il telefonino, mi hanno chiamato da tutta Europa».lino banfi unesco_23090623

Quando l’hanno chiamata cosa ha risposto?
«La verità? Gli ho detto checchezzo c’entro io con la cultura… Poi mi sono detto che invece poteva essere una buona opportunità per me e per la nostra amata Italia. Porterò all’Unesco quello che mancava: un po’ di sorriso e voglia di vedere la vita in modo diverso. E poi come potevo di no a un governo guidato da Conte?».
Cioè?
«Lui è pugliese come me, nel suo sangue scorre il fuoco del Sud come nel mio».
Come l’ha convinta Di Maio?
«Venne una volta al mio compleanno all’orecchietteria (della figlia, ndr) e mi regalò un mazzo di fiori. A me Di Maio disse non me ne frega niente per chi voti, ma io ti devo questo tributo, perché hai fatto sorridere tre generazioni. Con una dichiarazione d’amore come questa, come potevo dire di no?».
C’è anche chi sta attaccando il vicepremier per questa scelta…
«La mamma degli invidiosi, chiamiamoli così, è sempre incinta. E poi, se posso dire una cosa: porterò il sorriso tra questi plurilaureati».
Una filosofia alla Oronzo Canà?
«Beh diciamo che lì giocavo con la Bizona: all’Unesco userò uno schema diverso».
E sarebbe?
«Potrei portare un bel piatto di orecchiette in commissione. Scherzi a parte, non ho ancora chiaro quello che mi aspetta ma so che mi impegnerò al massimo per ottenere risultati concreti per la nostra nazione. In Italia tutto dovrebbe essere patrimonio Unesco, solo che troppo spesso noi italiani non rispettiamo questo bene che abbiamo, forse io potrò aiutare in questo senso».
Tra i suoi film qual è il vero patrimonio che andrebbe tutelato?
«Non ho dubbi: L’allenatore nel pallone è entrato di diritto nel cuore di tutti gli amanti della risata. Chissà che anche all’Unesco non proporrò un bel 5-5-5, magari chiedendo Pippo Baudo come ala fluificante».

Virginia Raggi è il sindaco più social del mondo: quasi un milione di amici su Facebook, 200mila su Instagram

4237046_0836_virginia_raggi_facebookCon quasi un milione di follower su Facebook, è Virginia Raggi la sindaca più seguita del web. La prima cittadina di Roma, a metà del suo mandato, ha conquistato 927.307 follower guidando la classifica dei sindaci più famosi nel mondo sui social. E il risultato vale doppio: perché Roma ha molti meno abitanti (circa 2,8 milioni) di molte città competitor.

Dopo di lei, il collega di Londra (città che quasi nove milioni di abitanti), Sadiq Khan, con 721.664 follower. Poi, a scalare: Ada Colau Ballano, sindaca di Barcellona, a quota 378.009 (un milione e 620 mila abitanti); Bill De Blasio (New York, 8,6 milioni di residenti) con 253.173 persone che lo seguono; la parigina Anne Hidalgo che ne ha 201.438; la sindaca di Madrid, Manuela Carmena 180.785 (3,141 milioni); e la prima cittadina di Tokyo Yuriko Koike 139.365 (con più di 13 milioni di cittadini).

Tornando in Italia, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris vanta 395.690 follower; la piemontese Chiara Appendino ne conta 209.441; Federico Pizzarotti, a Parma, ha raggiunto la soglia dei 106.59; Beppe Sala, a Milano, 106.593; Antonio De Caro, a Bari, 85.530. Dietro il successo social della Raggi, che quanto a like nel Bel Paese supera pure il premier Giuseppe Conte (911.127 contro gli 835.521 del presidente del Consiglio) di certo c’è la sua storia: il primo sindaco donna della Capitale, la prima rappresentante dei 5 Stelle a governare una realtà complessa come Roma, un’esperienza di governo che, tra alterne vicende, è comunque stata costantemente sotto i riflettori. Ma la sindaca dedica molto del suo tempo ai social: video, condivisioni, informazioni e persino la chat con i cittadini. Tutti elementi che l’hanno portata ad essere la regina dei social.

Certo è che, prima della corsa a sindaco, a parte l’esperienza come consigliere comunale di opposizione, anche sui social era una normale cittadina. Poi l’exploit, iniziato in campagna elettorale e che da allora – complici anche i continui flussi di informazioni e video su Fb – non si è mai fermato. Contagiando anche Instagram dove l’inquilina del Campidoglio vanta 180 mila amici.

Maria Elena Boschi attacca Di Maio: «Ha tradito gli italiani». E sulle primarie: «Non voterò Zingaretti»

imageDa ministro per le riforme e potente Sottosegretario a deputata dell’opposizione, come è cambiata la sua vita?
«Ci sono meno responsabilità, ci sono meno pressioni. Certo avrei preferito che il Pd fosse rimasto al governo del Paese perché potevi portare a casa risultati, fare qualcosa che incideva sulla vita delle persone. Ora è più complicato. Sono stata molto contenta per l’approvazione di un emendamento, quello sul congedo parentale (5 giorni per i papà ndr), a cui tenevo molto. Un piccolo passo avanti, almeno per il 2019 è stata ripristinata la misura che il governo aveva tagliato».
Ma il Pd sa fare opposizione?

«In Aula una opposizione seria, dura, alla fine il Pd è il secondo partito. Abbiamo fatto le nostre battaglie sulla legge di bilancio, sul condono edilizio e sui vaccini».
Qual è il suo giudizio sui primi sei mesi del governo Conte?
«Non stupisco nessuno dicendo che è molto negativo e questo giudizio il governo se lo è guadagnato sul campo. Obiettivamente abbiamo un mix di promesse da campagna elettorale che non sono state rispettate».
Ad esempio?
«Promisero che al primo consiglio dei ministri avrebbero abolito le accise sulla benzina, avrebbero fatto il reddito di cittadinanza e la flat tax al 15%. Dopo 6 mesi non hanno fatto niente di tutto questo. Si tratta di proposte con cui hanno vinto le elezioni ma che poi non hanno mai attuato».
Possibile non abbiano fatto niente di buono?
«Facendo un bilancio, per me prevale la parte negativa. Quella positiva cerco di farmela venire in mente, ma le uniche cose positive sono quelle su cui sono tornati indietro».
Si spieghi meglio.
«Penso al congedo parentale e al bonus bebè. Prima hanno detto di voler togliere tutto, poi li hanno ripresi ascoltando i giudizi critici dei cittadini. Facendo passare come grandi novità l’averle rimesse. Ma di fatto si sono limitati a riproporre misure dei nostri governi che avevano cancellato».

Salvini è il vero leader del centro-destra?
«Sì. E mi sembra sia anche capo del governo. Perché non si è mai visto che gli industriali anziché a Palazzo Chigi, al Mise o al Mef vadano al Viminale. Ma non solo: andando in piazza e dicendo “datemi il mandato per trattare con l’Europa”, vuole affermare che è lui capo del governo. È chiaro che è un populista ed è anche spregiudicato nel modo di trattare gli argomenti a livello internazionale: con il tweet della settimana scorsa sugli arresti ha rischiato di far saltare un’operazione di polizia e con il commento sugli “Hezbollah terroristi islamici” sta mettendo difficoltà le nostre truppe in missione di pace».
Una parte della sinistra dipinge Salvini come un fascista. Così non si rischia l’autogol?
«Salvini va attaccato perché non sa fare il ministro dell’Interno e su questo ci dà argomenti ogni giorno. Non penso, però, che sia un fascista ma credo che abbia spregiudicatezza nel gestire i rapporti con i gruppi di estrema destra. Non prende le distanze da Casapound, da Forza Nuova o dalle manifestazioni in cui viene esposta una maglietta “Auschwitzland”, neanche quando gli viene chiesto di farlo. Non credo sia fascista ma gioca al limite con forze di estrema destra e antisemite, da ministro dell’interno dovrebbe dissociarsi chiaramente. Ma i suoi limiti sono altri».
Quali?
«Le sue politiche economiche, della sicurezza e dell’immigrazione. Il problema dell’Italia non è solo la microcriminalità: per esempio non si sente più parlare di mafie».
Però i sondaggi premiano la Lega e non il Pd, gli italiani sono stupidi?
«Non l’ho mai pensato, credo solo che Salvini stia dicendo agli italiani quello che vogliono sentirsi dire in un momento di crisi economica: quando mancano sicurezze, come è sempre successo in passato, si tende a chiudersi, si cerca la protezione dei confini. Piace il suo machismo politico ma presto si sgonfierà il suo consenso».
E Di Maio? Sul suo profilo Instagram ha pubblicato un video sulla vicenda del padre.
«L’ho fatto perché Luigi Di Maio è stato incoerente, il M5S ha avuto una responsabilità storica nell’inquinare il dibattito politico con campagne di odio che non hanno precedenti, fatte con forza e scientificità, utilizzando i social in modo tecnicamente impeccabile ma irresponsabile».
Che cosa imputa a Di Maio?
«Innanzitutto di essere il ministro del Lavoro in nero e della disoccupazione. Gli imputo le sue responsabilità: era socio al 50% della società del papà e non poteva non sapere che c’erano cause aperte o cartelle da pagare per evasioni con il fisco. Non poteva non sapere che mettere in liquidazione l’azienda equivale a mettere in crisi i creditori. Non è stato coerente».
Quando toccò a lei?
«Io non ho mai avuto un avviso di garanzia né indagini per la vicende di mio padre. Eppure quando toccò a me le colpe del padre cadevano sui figli: è stata chiesta la sfiducia alla Camera e mi dovevo dimettere. Ora che tocca a Di Maio sembra tutto diverso. Francamente quando Luigi Di Maio ha detto che non vede il padre da mesi e che non ha un gran rapporto con lui, scaricandolo in 30 secondi, non mi sembra abbia dato una gran prova».
Parliamo del Pd, basta il congresso a risolvere i problemi?
«No, se qualcuno lo pensa si illude. È chiaro che serve un congresso vero, con un dibattito vero».
Chi sosterrà alle primarie?
«Non ho deciso. Ero convinta di sostenere Minniti ma poi si è ritirato».
Allora dica chi non voterà.
«Ecco di sicuro non voterò Zingaretti».
Gentiloni, invece, ha deciso di appoggiarlo.
«Una scelta che mi ha sorpreso perché Zingaretti si propone come elemento di discontinuità, criticando le scelte del governo di cui Gentiloni ha fatto parte. Inoltre Zingaretti apre molto ai 5 Stelle mentre Gentiloni ha sempre criticato i populisti».
Chi butta giù dalla torre tra Salvini e Di Maio?
«Di Maio si è buttato da solo».
Passa gran parte della settimana a Roma, un giudizio sulla Raggi?
«Ha buttato via una bella occasione, è arrivata con il vento in poppa. Ora è fin troppo facile fare la battuta che siamo passati dalla Città Eterna all’eterna spazzatura: io vado a correre sul lungotevere la mattina, e conosco a memoria l’immondizia che incontro sul tragitto perché è sempre la stessa. C’è poi il tema delle buche: abbiamo proposto anche un piano straordinario per la viabilità a Roma ma ce l’hanno bocciato. Diciamo che dopo due anni e mezzo non ha lasciato nessuna traccia».
In che senso?
«A parte Spelacchio, per cosa verrà ricordata? In una Capitale le buche e la spazzatura sono il minimo, ma lei non ha fatto niente neanche per il rilancio turistico, per la cultura e per invogliare i ragazzi a venire a Roma».
Quando il Pd ha “cacciato” Marino, lei fece un pensierino sul Campidoglio?
«No, ma me lo chiesero».
Perché ha rifiutato?
«Non mi preoccupava la sfida ma sono convinta che a Roma può fare il sindaco solo chi la conosce davvero. Non basta il fatto che io viva cinque giorni a settimana qui».
Come si recupera il divario tra Nord e Sud?
«Facendo l’opposto di quello che propone questo governo. Sono convinta che dobbiamo aiutare il Sud. Non bisogna far vivere il Sud di sussidi, come il reddito di cittadinanza, ma di investimenti. Altrimenti chi ha qualche chance va altrove e gli altri tirano a campare. Così si rischia solo di acuire la distanza tra Nord e Sud. Se non fai le grandi opere e le infrastrutture, penalizzi il Sud che ne ha bisogno».
La Capitale intanto è stata depauperata dai trasferimenti verso Milano.
«Colpa dei limiti dell’amministrazione comunale, che ad esempio ha bocciato le Olimpiadi, mentre quella milanese ha cavalcato l’Expo. Così Milano è diventata meta turistica come mai prima d’ora ed è ancora più interessante dal punto di vista finanziario, imprenditoriale ma anche cultuale».
Roma invece?
«Purtroppo ha perso delle sfide. Faccio l’esempio dei centri antiviolenza: se un Comune non si lancia in un bando per paura di sbagliarlo, sta ammettendo che il suo limite è la sua incapacità. Se non dai risposte a un imprenditore, lui va ad investire dove le risposte le ottiene».
Ultima domanda, alle Europee voterà ancora il Pd?
«Sì, certo».

Salvini sulla Flat tax: «Giusto che chi guadagna di più paghi meno tasse»

3780085_1136_salvini8«È giusto che chi guadagna di più paghi meno tasse. Perché spende e investe di più… L’importante è che ci guadagnino tutti: se uno fattura di più, risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più. Non siamo in grado di moltiplicare pani e pesci. Il nostro obiettivo è che tutti riescano ad avere qualche lira in più nelle tasche da spendere». Così Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, ai microfoni di Radio anch’io (Rai Radio1), rispondendo a una domanda sulla Flat tax.
E sui sottosegretari spiega: «Non siamo assolutamente ancora entrati nel merito, tanto meno delle vicepresidenze e dei presidenti delle commissioni». Salvini ha poi definito «il massimo della fantasia» il fatto che ieri i tre partiti del centrodestra abbiano votato in tre modi diversi. E a chi chiedeva se il centrodestra si presenterà unito alle Europee dell’anno prossimo, ha risposto che «ognuno andrà da solo, come siamo sempre andati, perché c’è il proporzionale e ognuno avrà il suo simbolo». «Finalmente – ha concluso parlando sempre delle Europee – si smonterà l’eterno inciucio tra democristiani e socialisti e forse si tornerà a parlare di un’Europa vera e non dello spread, delle banche, della finanza, di un’Europa divisa fra chi ascolta i popoli e chi ascolta i mercati».

«Altro fango dei poteri forti, altro orgoglio per me!!», aveva twittato prima il ministro Salvini riferendosi a un articolo de ‘Il giornale’ che parla del pezzo con cui il New York Times attacca il nuovo governo definendolo «schifoso».

Matteo Salvini va da Barbara D’Urso: «Sono inc***ato nero, l’Italia agli italiani. Berlusconi? Scelgo un’altra nazionale»

3761220_1828_matteo_salvini (1)Matteo Salvini commenta le ultime e concitate 24 ore della politica italiana. E lo fa dalla poltrona di Pomeriggio 5. «È stata una brutta giornata, Mattarella si è permesso di cancellare settimane di lavoro… Chi se ne frega se in Europa qualcuno non è convinto. Io non vado a mettere bocca sui governi degli altri Paesi. Mi sarei aspettato che il presidente della Repubblica prendesse a cuore la sorte degli italiani, non degli altri», spiega il leader della Lega rispondendo alle domande di Barbara D’Urso.
Tutto a causa del veto che il Capo dello Stato ha messo sulla proposta del professor Savona come ministro dell’Economia. E alla domanda sul perché non si è trovato un compromesso risponde: «Ci hanno bocciato l’idea, non il nome. Secondo me questa è una follia, all’Italia ci devono pensare gli italiani. Se mi bocci quel nome, mi bocci un progetto che ha avuto il consenso degli italiani… In Europa hanno bisogno di un’Italia di serie B, una schiava che paga e basta».
Il pensiero va al futuro e alle eventuali elezioni autunnali: «Ci hanno fermato una volta, non ci fermeranno una seconda volta. La prossima volta gli italiani ci daranno una grande maggioranza. Io da ieri sono incazzato come un bufalo, amareggiato. Vedremo se andare alle elezioni con i Cinque Stelle quando sarò più lucido. Sono partito diffidente su di loro, però abbiamo lavorato insieme e ho trovato persone serie disposte a confrontarsi. Sul tema del lavoro, della famiglia, della Legge Fornero, della giustizia abbiamo trovato diversi punti in comune».
Alleati in divenire dunque e Forza Italia sembra già il passato. «Siamo fuori dal Mondiali. Sceglierò un’altra Nazionale», ironizza Salvini.
Poi scatta la polemica: «Ringrazio tutti, mi prendo l’impegno e questo governo lo riproporremo. So soltanto che il presidente non mi sembra un arbitro al di sopra delle parti, ha detto no a un governo votato e sì a un governo sostenuto solo dal Pd che gli italiani hanno bocciato. Per serietà se non cambiano le regole di Bruxelles finiremo peggio, ma non vuol dire una nuova Brexit. Il Centrodestra esiste se ha questa volontà, se qualcuno dice viva le banche la situazione si fa difficile».

Sull’ipotesi secondo la quale avrebbe complottato per tornare alle urne precisa: «Mamma mia sono un genio, non sono così intelligente come mi farebbero. Quindi io avrei lavorato tre settimane con Di Maio per questo?»
Dal canto suo, però, nessuna messa in stato d’accusa per il presidente della Repubblica: «Non faccio guerra a Mattarella».

Salvini, vacanze di Pasqua a Ischia con la fidanzata Elisa Isoardi

3637416_1744_cane (1)Il leader della Lega Matteo Salvini è partito in motonave, da Calata Porta di Massa, nel porto di Napoli, per recarsi sull’isola d’Ischia, insieme alla sua compagna Elisa Isoardi, per un periodo di vacanza. A bordo della motonave c’erano anche i deputati napoletani della Lega, Gianluca Cantalamessa e Pina Castiello. Prima della partenza, Salvini si è affacciato dal bordo della nave per ammirare dal mare la città di Napoli. Il leader della Lega dovrebbe trascorrere le vacanze pasquali in una nota struttura alberghiera e termale nel comune di Lacco Ameno. Salvini era già stato sull’isola verde due anni fa, in occasione della consegna del premio Ischia di giornalismo. A Ischia ci fu anche la prima uscita pubblica della coppia Salvini-Isoardi.

Francesca Barra candidata per il Pd in Basilicata: “Ringrazio Matteo Renzi, è sempre stato il mio sogno”

francesca-barra-11-636040Francesca Barra “scende” in politica. La giornalista e scrittrice sarà la candidata del Pd nel collegio uninominale Matera-Melfi della Camera nelle elezioni del 4 marzo. Lo ha annunciato la stessa Barra con un post su Facebook, ringraziando “Il Pd e il segretario Matteo Renzi per aver annunciato la mia candidatura in Basilicata, nel collegio Matera-Melfi, che accetto con orgoglio, commozione e responsabilità”.
“È sempre stato il mio sogno – ha aggiunto – poter contribuire alla bellezza dei valori del nostro Paese e la mia regione è il luogo da cui è partito tutto”. Barra è originaria di Policoro (Matera) ed è la compagna dell’attore Claudio Santamaria. Nei mesi scorsi la giornalista è stata protagonista di una vicenda originata da alcuni commenti postati su Facebook da un dipendente della Regione Basilicata. La giornalista e il suo compagno hanno reagito duramente al contenuto di tali messaggi, denunciandone l’autore.