Corona: «Belen Rodriguez, forse torneremo insieme»

Amato o odiato. Per Fabrizio Corona non esiste via di mezzo. L’ex agente e fotografo dei vip, 45 anni a marzo, con il suo passato da scopritore di star, i1547566604115.jpg--fabrizio_corona__belen_rodriguez guai con la giustizia, il suo ritorno in campo, è un personaggio nel bene e nel male.
Su Instagram, il termometro della popolarità non di gradimento 1,2 milioni di persone lo seguono costantemente. Perché Corona ha fatto della sua vita un reality perenne. Il suo amore con Belen, le tante relazioni, i soldi nascosti e sbandierati, le macchine di lusso, il carcere, dentro e fuori. Se perde un dente in una trasmissione tv, diventa una notizia. Se cade dalla bicicletta su Instagram, il video diventa virale. Se litiga con Ilary Blasi nella diretta del GF Vip, lo share impazzisce. E se pubblica un libro, Non mi avete fatto niente (Mondadori Electa) diventa un caso. Corona racconta la verità. La sua. Si dice vittima di un sistema che non perdona il successo e punta il dito contro chi gli avrebbe fatto del male. Magistrati? Genitori? Donne? Nel libro si definisce Dio, un maestro, un re, ma poi pubblica una diagnosi psichiatrica per dire al mondo che la cosa che gli è mancata di più, è l’amore. Un’assenza che lo ha reso Corona, e non Fabrizio.

Da bambino cosa sognava di diventare?
«Di essere quello che sono oggi».
Quando il personaggio Corona ha preso il sopravvento della persona Fabrizio?
«Da giovane, già dai 20 anni».
A chi si rivolge il titolo del libro Non mi avete fatto niente?
«A quelli che mi hanno buttato dentro più di una volta ingiustamente, che hanno tentato di distruggermi senza riuscirci».
Lei stila un testamento in cui dice di sentirsi pronto per morire. Non è contento della sua vita?
«Sono molto contento, non è che mi senta pronto per morire, ma ho dato tanto, c’è anche la battuta di non voler uscire di scena come tutti gli altri. Voglio uscire di scena nel modo più giusto, come in un film, in un incidente, facendo l’amore».
Quindi è felice in questo momento?
«Io non sono mai felice, sono un infelice di professione».
Cioè?
«Nel senso che faccio tante cose, vanno tutte bene, avrei quel che mi serve per essere felice, ma non lo sono».
Nel libro lei cita un suo video postato su Instagram in cui cade dalla bicicletta mentre canta Viva la libertà e afferma che Jovanotti non lo ha ringraziato. Perché avrebbe dovuto farlo?
«Quel video dove cantavo il titolo della sua canzone è diventato virale. Ma il concetto di Jovanotti di Viva la libertà, nel senso di spirito libero, non è come il mio. Per me è un concetto più profondo, cantavo un momento sostanziale di libertà dopo anni di galera. Ma è bello che lui lo canti».
Quindi avrebbe dovuto dirle grazie?
«I comunisti son così, poi quelli ricchi son peggio di quelli normali».
Nel libro ha scritto anche odio Salvini. Perché?
«Era un riferimento a quello che lui mi ha detto rispetto a una campagna politica in cui ha messo in mezzo me, Asia Argento ed altri personaggi. Ma non lo odio».
Che posizione ha in merito allo sbarco dei migranti in Italia?
«Assolutamente, li farei sbarcare, perché sono persone in difficoltà al largo delle coste italiane che rischiano di morire, bisogna aiutarle».
Lei ha due fratelli. Di loro non si parla mai. Perché?
«Non li vedo mai, è una mia decisione».
Lei racconta che gira sempre con cinquemila euro in tasca. Quanto spende al mese?
«Tanto, ma non posso dire una cifra. Oggi ho più di cinquemila euro».
Quindi potrebbe spendere cinquemila euro al giorno?
«Tendenzialmente sì».
Lei nel libro riporta anche la sua diagnosi psichiatrica. E dice che ha avuto tante donne per colmare un senso di solitudine. È così?
«Sì, di vuoto. È una bulimia di sesso, nel senso che prendo piccole dosi di ciascuna donna che riempiono solo momentaneamente. Pensi di aver colmato il vuoto, ma non accade».
E poi racconta delle sue avventure sessuali. C’è una donna di cui non può parlare?
«Sì molte. Nomi altisonanti del mondo della finanza, della tv, della moda. Non li faccio perché mi denuncerebbero e non voglio rotture».
Belen la donna della sua vita. La sposerà?
«No, ma magari ci ritornerò insieme».

Cucinotta star a Napoli: “Caso Weinstein? Noi possiamo scegliere”

e_672-458_resizePer ora ha declinato la proposta di candidatura nel centro estra ma promette di studiare da deputato nei prossimi cinque anni, perché ad un appuntamento così importante e carico di responsabilità “occorre essere preparati”. Intanto è impegnata nel sociale attivamente con progetti nazionali e internazionali tra cui “Un Mondo di Solidarietà” portato avanti da 10 anni con Diego Di Flora, progetto con cui copre «tante lacune che lo Stato non riesce a colmare. Basta essere uniti». Quest’anno il ricavato sosterrà la raccolta fondi per la costruzione di una palestra in Tanzania a Dar Er Salam, in memoria del docente della Sapienza, il fisioterapista Giancarlo Fratocchi.

Mariagrazia, come l’ha cambiata la solidarietà, com’è intervenuta nel processo di costruzione della persona e della donna che è oggi?
«Sono sempre stata così, altruista e generosa. Mia madre ci ha sempre insegnato i0l concetto di condivisione: anche se non avevamo molto era buona cosa dividere con gli altri. L’amore è infinito: più ne dai, piu ne ritorna».

Era nel toto-candidati alle politiche 2018
«Non mi hanno proposto una candidatura. E’ facile tirar fuori nomi che fanno rumore. La politica è una cosa seria, hai una grande responsabilità nei confronti dei cittadini ma in questo momento ho altri impegni. mi occupo di sociale e in futuro vorrò continuare a farlo e in modo più serio ma per farlo occorre una preparazione che adesso non ho ma che cercherò di avere».

Cinque anni per prepararsi
«Si ma non è una promessa perchè vivo ancora il sogno meraviglioso del mio lavoro che sta andando bene e mi occupo sdi sociale e questo mi rende felice».

A proposito di sociale come giudica le colleghe che denunciano le violenze a distanza di anni, può sembrare una vendetta o una strumentalizzazione di chi non ce l’hanno fatta?
«Ogni caso è a sé, questo non lo so. Ma so che bisogna occuparsi di tutti i tipi di violenza: non solo di quella sulle persone famose ma soprattutto di quella sulle persone che ogni giorno vivono nell’ombra e non hanno il coraggio di denunciare perché non si sentono protette da leggi adeguate. Io mi occupo di quelle donne e delle donne che non hanno la possibilità di dire no. Noi quella possibilità ce l’abbiamo e possiamo scegliere a differenza di altre persone».

Asia fa causa a Morgan per gli alimenti: “Ma è colpa di Sky che non lo paga”

Guai per Morgan. L’ex compagna Asia Argento ha trascinato il cantante in tribunale per gli alimenti che l’uomo avrebbe omesso di versare ad Anna Lou, la figlia nata dalla loro storia.

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Secondo quanto riporta Novella 2000 Asia avrebbe denunciato l’ex giudice di X Factor lo scorso aprile, contestandogli la mancata assistenza economica alle spese di mantenimento della figlia che i due hanno in comune.
Il legale del cantautore Giampaolo Cicconi spiega a Novella: «Il mancato versamento degli alimenti è dovuto in parte anche a un mancato guadagno di Morgan: Sky non gli avrebbe pagato l’intero ingaggio a causa di inadempienze contrattuali nel 2014».

Titanic, sulla zattera poteva starci anche Di Caprio? Finalmente il regista Cameron svela la verità…

A 19 anni dall’uscita di uno dei film epici più belli di tutti i tempi, Titanic continua a far discutere. Tanti fan non si sono mai rassegnati alla morte di Jack (Leonardo Di Caprio), sostenendo che Rose (Kate Winslet) avrebbe potuto fargli posto sulla porta usata a mo’ di zattera, permettendo anche all’amato di mettersi in salvo.

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C’è poi chi ha elaborato una vera e propria teoria secondo la quale Jack avrebbe potuto sopravvivere. Nel programma tv Mythbusters, in cui si parla di miti da sfatare, i conduttori avevano confermato che sulla zattera non ci sarebbe stato spazio per Jack, ma che se avessero legato i giubotti salvagente sotto alla porta, entrambi i protagonisti avrebbero potuto salvarsi.
A dissipare ogni dubbio sulla questione ci ha pensato il regista James Cameron, in un’intervista al Daily Beast.
“Provate a immaginare la situazione: sei Jack, immerso nell’acqua gelida a -2 gradi e il tuo cervello inizia a risentire dei primi segni di ipotermia. Arrivano i Mythbusters e ti chiedono di slacciarti il giubbotto di salvataggio, di immergerti sotto alla zattera e legare il giubbotto in chissà quale maniera. Questo significa rimanere sott’acqua a -2 gradi per un processo che richiede almeno 5-10 minuti. A rigor di logica, moriresti subito. In che modo sarebbe potuto funzionare? Jack ha fatto la scelta migliore, rimanere in parte fuori dall’acqua sperando che qualcuno lo vedesse e lo tirasse fuori di lì. Purtroppo la vicenda è stata affrontata in mille modi, anche attraverso accurati studi fisici e scientifici, ma la risposta è una sola: Jack non poteva salvarsi su quella porta”.

Angelina Jolie consolata da Johnny Depp: “I due sono molto vicini in questo periodo”

Dopo la tristezza per la separazione arriveranno i duri giorni dei vari dibattiti legali e gli scontri con gli avvocati per Angelina Jolie e Brad Pitt, ma pare che la bella attrice non sarà sola in questo percorso.  Il collega, e amico, Johnny Depp sembra essere particolarmente vicino ad Angelina, i due condividono anche lo stesso avvocato divorzista e stanno attraversando, entrambe e a causa di una separazione, un periodo molto difficile.

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Gli attori sono sempre stati molto amici e anche Angelina in passato è stata vicino a Johnny per la separazione dalla sua prima moglie. Pare poi che sul set la loro amicizia si sia addirittura rafforzata e ora sembrano inseparabili, come riporta anche il Mirror.   C’è già chi parla di un nuovo amore che starebbe nascendo, ma i due non si sono espressi a riguardo. Intanto Brad Pitt ha raccontato di essere distrutto e di affrontare uno dei periodi peggiori della sua vita.

Cannes 2016: la Palma dʼoro va allʼimpegno sociale di “I, Daniel Blake” di Ken Loach

Il film “I, Daniel Blake” di Ken Loach ha vinto la Palma d’oro della 69.ma edizione del Festival di Cannes. Grand Prix a Xavier Dolan e il suo “Just la fin du monde”, mentre il Gran premio della Giuria è andato ad “American Honey” di Andrea Arnold. Premio ex aequo per i registi Cristian Mungiu e Olivier Assayas. Miglior attore Shahab Hosseini per “Le Client” di Asghar Farhadi, miglior attrice Jaclyn Jose per “Ma’ Rosa”.

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Alla fine quindi a trionfare è l’impegno sociale del film del quasi ottantenne regista britannico, che dieci anni dopo “Il vento che accarezza l’erba”, si porta a casa di nuovo il premio più ambito. Lo fa con il racconto dell’incontro tra un carpentiere disoccupato e alle prese con problemi di salute e una madre single e senza lavoro anch’essa. Una vittoria a sorpresa che marca politicamente questa edizione, come ha voluto sottolineare Loach nel discorso di ringraziamento. “Siamo in un mondo pericoloso dove il neoliberismo rischia di ridurre in miseria migliaia di persone – ha detto -. Il cinema è portatore di tante tradizioni, e fra questa c’è la protesta del popolo contro i potenti. Non solo un altro mondo è possibile, ma è necessario”. Per il resto molta commozione per l’enfant prodige canadese Xavier Dolan, che si è portato a casa il Grand Prix, consegnatogli dalla nostra Valeria Golino e da Donald Sutherland. I registi Cristian Mungiu e Olivier Assayas si sono divisi il premio per la regia rispettivamente con “Bacalaureat” e “Personal Shopper”. Molti vedevano “American Honey” di Andrea Arnold favorito per la vittoria finale e questa non è arrivata ma comunque torna a casa con il Premio della giuria. Unica opera a portare a casa due riconoscimenti è stata invece “Il cliente”, dell’iraniano Asghar Farhadi, premiato per la miglior sceneggiatura e per il migliore attore.

TUTTI I PREMI DELLA 69.MA EDIZIONE
Gran Premio della giuria a ‘Juste la fine du monde’ di Xavier Dolan (Canada).
Miglior regia ex aequo al romeno Cristian Mungiu per ‘Bacalaureat’ e al francese Olivier Assayas per ‘Personal shopper’.
Premio della giuria a ‘American honey’ di Andrea Arnold (Regno Unito).
Migliore sceneggiatura a ‘Forushande (The salesman)’ di Asghar Farhadi (Iran).
Migliore attrice a Jacklyn Jose per ‘Ma’ Rosa’ di Brillante Mendoza (Fillippine).
Migliore attore a Shahab Hossein per ‘Forushande (The Salesman)’ di Asghar Farhadi (Iran).
Camera d’Oro per la migliore opera prima a ‘Divines’ di Hounda Benyamina (Francia-Marocco).
Palma d’Oro per il miglior cortometraggio a ‘TimeCode’ di Juanjo Giménez (Spagna).
Palma d’Oro alla carriera a Jean-Pierre Léaud.

“Blindspot”, arriva su Italia 1 la serie che ha conquistato gli Stati Uniti

Arriva martedì 10 maggio in anteprima esclusiva su Italia 1 “Blindspot”, la serie più vista della stagione negli Stati Uniti. Puntata dopo puntata ha tenuto con il fiato sospeso oltre 15 milioni di telespettatori, conquistando anche i Critics Choice Award. Protagonista dello show è una donna che viene ritrovata in un borsone a Times Square con il corpo completamente tatuato e che dice di non ricordare nulla del proprio passato.

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Essendo priva di memoria, la donna ritrovata nel borsone assume il nome di Jane Doe (Jaimie Alexander), l’appellativo dato a coloro che perdono coscienza della propria identità. Tra gli stravaganti tatuaggi che ricoprono il suo corpo c’è il nome dell’agente dell’FBI Kurt Weller (Sullivan Stapleton). Si scoprirà che il DNA della donna corrisponde a quello di Taylor Shaw, vicina di casa di Weller quando erano bambini, che era scomparsa 25 anni prima e creduta morta. Il detective e la sua squadra iniziano così ad indagare per decifrare i numerosi tatuaggi e cercare di risolvere i misteri a lei legati, puntata dopo puntata, come un puzzle da ricomporre.
La serie è ideata e prodotta da Martin Gero e Greg Berlanti, quest’ultimo definito “il Re Mida della nuova Hollywood”. A lui si devono infatti i successi di “Arrow”, “The Flash”, “Supergirl” e “Legends of Tomorrow”.