Angelina Jolie: “Eʼ dura essere sola, ma sono una guerriera e ciò che conta è la felicità dei miei figli”

Dalla burrascosa separazione da Brad Pitt, nel settembre 2016, è passato già un anno. Adesso Angelina Jolie tira le somme e, in una lunga intervista esclusiva pubblicata dal settimanale “Chi”, svela come è riuscita a superare tante difficoltà: “Ho passato un anno molto difficile e i miei figli avevano bisogno di me a casa. Da un anno, a parte il mio lavoro umanitario, mi dedico interamente a loro. Non mi lamento, adoro il mio ruolo di madre. Quando loro vorranno che io torni a lavorare, riprenderemo la strada insieme. Per il momento, sto cercando di mantenere in tutti i modi il mio equilibrio”.

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Un equilibrio sempre molto precario in cui essere single le è pesato moltissimo: “Sì, è difficile essere sola. Immaginavo un futuro molto diverso. Per me quello che conta quando mi sveglio è sapere che i miei figli sono felici e in buona salute. Quanto a me, incrocio le dita che tutto vada bene nonostante il caos degli ultimi mesi”.
Angelina Jolie e Brad Pitt sono stati fidanzati per 12 anni e sposati per 2. Nel settembre del 2016 hanno divorziato.
“Mi hanno sempre ritenuta una matta e una selvaggia, ma era il mio modo di lottare contro un mondo in cui non trovavo il mio posto”, spiega Angelina Jolie, che ha appena presentato il suo nuovo film come regista “Per primo hanno ucciso mio padre” dedicato al genocidio dei cambogiani sotto il regime di Pol Pot. “Prima di avere i ragazzi e di lavorare per gli altri non sapevo davvero cosa significasse essere felice, ma mi ritengono sempre una outsider. Dicono che sono fredda, indifferente. È vero, mi capita di essere dura, ma la verità è che ho molto amore da donare. Sono una guerriera, posso lottare con molta passione per le mie idee, ma cerco sempre di non fare del male intorno a me. Desidero il meglio per tutti”. E poi confessa: “Mi sorprende semplicemente il fatto di essere ancora viva! Da adolescente pensavo sempre alla morte. Sono molto fortunata perché posso vivere la vita per cui sono fatta. Adoro essere molto impegnata, svegliarmi con i miei figli e i cani. Per me il caos è vita”.

Ivanka Trump: “Sono una mamma lavoratrice, a volte non ho tempo neanche per un massaggio”

Ci sono dei periodi in cui non ho neanche il tempo «per un massaggio» o un po’ di «meditazione». Ivanka Trump confessa in un libro le sue difficoltà di madre lavoratrice, ma bisognerà vedere quanto potrà risultare credibile come paladina della categoria. «Women who Work, rewriting the rules for success» (donne che lavorano, riscrivere le regole del successo), è il secondo libro della figlia favorita del presidente americano e il suo obiettivo sembra far capire che anche le donne di successo, quando sono mamme, devono confrontarsi con le difficoltà della vita quotidiana.

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«Ho cominciato a chiedermi se non facevo un cattivo servizio alle donne che lavorano, non assumendo il fatto che, perchè avevo un bebé, alle sette di sera mi ritrovavo in accappatoio, coperta di puré di avocado», scrive Ivanka raccontando le difficoltà dello svezzamento. «Ho realizzato che potrebbe essere utile cambiare la narrativa», «sfatare il mito della superdonna», scrive ancora Ivanka, secondo anticipazioni riferite dal Guardian. «Durante momenti estremamente occupati come durante la campagna elettorale, entravo in ‘modalità sopravvivenzà. Lavoravo e stavo con la mia famiglia, non facevo molto altro. Onestamente non potevo avere un massaggio o dedicare molto tempo alla cura di me stessa. Avrei desiderato potermi svegliare un pò prima per poter meditare venti minuti…», confessa ancora la 35enne figlia di Donald Trump, madre di due bambini, imprenditrice e consigliera del padre.

Caso Maddie, ragazza bionda avvistata a Roma: “Parla solo inglese, potrebbe essere lei”

Una ragazza vestita con abiti vecchi e strappati e in evidente stato di difficoltà è stata avvistata negli scorsi giorni nelle strade di Roma.
La giovane parla solo in inglese e non sembra essere abituata alla vita di strada, non chiede né accetta soldi e mangia in modo molto educato, per cui si pensa possa essere una studentessa proveniente dall’Inghilterra o da un paese dell’Est Europa.

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Le foto della ragazza, che ha detto di chiamarsi Maria ma ha poi fornito ai carabinieri nomi differenti, sono state pubblicate da Lorena Kollobani all’associazione Missing Persons of America, e molte sono le toerie fatte sulla probabile identità della giovane.
Del caso si è occupato anche “Chi l’ha Visto?”, che ha informato anche la polizia olandese, che aveva pubblicato un appello per una ragazza scomparsa e poi ritrovata ad Amsterdam. Alcuni avevano pensato potesse trattarsi di Maddie McCann, la bambina britannica scomparsa nel 2007 durante le vacanze in Portogallo con la famiglia e che oggi avrebbe 13 anni. Se la ragazza avesse nella sua pupilla destra la macchia che aveva anche la bambina, potrebbe riaccendersi la speranza.
L’associazione americana ha contattato anche la famiglia Pipitone, che però ha escluso possa trattarsi di Denise: “Abbiamo visionato l’immagine della ragazza, ma non è Denise, troppo diversa nel colore degli occhi e la fisionomia del viso. Grazie per l’attenzione”.

Milano, 350 euro al mese per ospitare un rifugiato. La Lega: “Un insulto agli italiani in difficoltà”

«​È incredibile che per il Comune di Milano la priorità per questo avvio di 2016 sia trovare nuovi alloggi per i clandestini, attraverso un bando, pubblicato sul sito di Palazzo Marino, dove vengono messi a disposizione 350 euro al mese per chi si offre di ospitare a casa propria un profugo o rifugiato.

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Verrebbe da pensare che il Comune di Milano non abbia altri problemi di politiche sociali da affrontare se la giunta arancione di Pisapia può permettersi di mettere in cima alle priorità gli immigrati clandestini, anche se poi girando nelle periferie della città vediamo bene che non è così». Lo affermano in una nota congiunta Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e segretario della Lega Lombarda, e Davide Boni, segretario provinciale della Lega Nord Milano, in relazione al bando del Comune di Milano, pubblicato il 30 dicembre per «l’accoglienza in famiglia di titolari di protezione internazionale». Per Grimoldi e Boni «questo bando è un insulto ai tanti cittadini milanesi in difficoltà. Questi 350 euro mensili andrebbero destinati ad aiutare le migliaia di anziani milanesi con pensioni minime che non riescono a pagare l’affitto e non hanno assistenza domiciliare e ai tanti disoccupati o genitori separati che finiscono a dormire in macchina e sono costretti a rivolgersi alla Caritas o alle mense per i poveri per riuscire a sopravvivere. Milano ha gravi emergenze sociali, emergenze sotto gli occhi di tutti, e non può permettersi di scialare quattrini per mantenere chi è clandestino, e dunque va espulso, oppure chi ha lo status di rifugiato e allora ha diritto ad un’ospitalità internazionale che certo non compete ad un Comune.