Schiava sessuale incatenata in un container dal serial killer: il video choc del salvataggio

Due mesi di prigionia in un container con gli occhi bendati e le braccia incatenate. L’incubo vissuto da Kala Brown, rapita e segregata dal serial killer Todd Kohlhepp, è ora documentato in un video diffuso per la prima volta dall’ufficio del procuratore della Carolina del Sud.

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La polizia ha pubblicato il drammatico filmato del salvataggio della donna, sequestrata e rinchiusa da Kohlhepp, 46 anni, che si è dichiarato colpevole di sette omicidi e due rapimenti a sfondo sessuale, come riporta il sito del tabloid Metro. L’uomo è stato condannato a sette ergastoli e altri 60 anni di carcere. In una scena scioccante si vede Kala seduta sul pavimento con le mani sopra la testa e la testa incatenata alla parete. Gli agenti le chiedono dove sia il suo fidanzato Charles David Carver, una delle vittime di Kohlhepp.

Costretta a 11 anni a sposare il suo stupratore dopo essere rimasta incinta, il racconto choc

Costretta a 11 anni a sposare l’uomo che l’aveva stuprata perché era rimasta incinta. Sherry Johnson è della Florida, uno stato in cui non esiste una regolamentazione sull’età minima per potersi sposare, per cui all’età di 11 anni le è stato imposto di sposare il suo stupratore di 20 anni.

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Secondo quanto riporta Metro, la donna ha raccontato la sua esperienza dopo anni ammettendo che molte bambine come lei furono costrette a sposare uomini più grandi di loro in giovane età e che quasi tutte avevano subito stupri. La ragazza ha anche aggiunto di aver subito molestie da alcuni sacerdoti e gente di chiesa, complici in quei matrimoni. La denuncia viene a galla dopo diverso tempo e con lo scopo di porre dei limiti minimi di età in tutti gli Stati Uniti per il matrimonio. La ragazza fu costretta a sposarsi per porre fine alle continue indagini dovute ai continui stupri: «Fu terribile», ha raccontato, «Ero così piccola, fui costretta ad abbandonare la scuola e venni di fatto affidata a un uomo che per tutto il tempo non faceva che abbandonarmi per fare altro».

La blue whale arriva nel Napoletano: la Procura di Torre Annunziata apre un’inchiesta

Anche in Campania arriva il primo caso di «blue whale», la balenottera blu che istiga al suicidio i teenager. Uno studente sedicenne di Torre Annunziata è stato salvato mentre avviava l’assurdo e violento «gioco» diffuso dal web. L’allarme è scattato due giorni fa, quando è arrivata una segnalazione direttamente alla Procura. Il giovane, residente nel centro storico oplontino e che frequenta un istituto superiore in città, era rimasto suggestionato dal servizio firmato dalle Iene in tv e aveva deciso di avviare il gioco della morte.

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Una serie di 50 prove in 50 giorni, fatte di gesti di autolesionismo, selfie in situazioni pericolose, sfide mortali, visione di film horror per sottrarre ore al sonno, suggestioni negative e, infine, l’insano gesto: lanciarsi nel vuoto dal palazzo più alto della città in cui si vive. Le vittime tutti teenager si affidano a una sorta di «tutor» che li adesca online, poi si parte dalla sveglia alle 4 del mattino, passando per i pericolosi tatuaggi con un temperino e si chiude con la morte del partecipante. Ideato nel 2015 in Russia, il folle gioco è tornato tristemente di «moda» nelle ultime settimane, con alcuni casi che si sono verificati prima all’estero e poi sul territorio italiano, infine il servizio andato in onda in tv che ha scatenato una serie di nuove pericolose emulazioni in varie parti d’Italia. E uno di questi casi è stato segnalato e riscontrato a Torre Annunziata. Il ragazzino, che vive una forte situazione di disagio sociale è affidato ai nonni dopo la separazione dei genitori ha confidato ad alcuni amici di essere rimasto particolarmente colpito da quanto raccontato in tv, tanto da aver avviato i contatti con per iniziare il suo tragico percorso nel «blue whale». Se all’inizio poteva sembrare uno scherzo di cattivo gusto, le varie ricerche fatte online avevano convinto lo studente di Torre Annunziata a cominciare. L’avrebbe fatto proprio ieri, con la prima prova. A salvarlo, però, sono stati alcuni amici e i nonni. Le sue confidenze, incessanti e preoccupantemente ossessive, hanno spinto alcuni compagni di classe a fare una segnalazione e ad avvisare i nonni del ragazzo, che è stato praticamente salvato prima di entrare nella spirale della balenottera blu. Sul caso, però, erano scattate immediatamente le indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Un atto dovuto e urgente, avviato dal sostituto procuratore Emilio Prisco del pool di magistrati guidato dal procuratore Sandro Pennasilico e dall’aggiunto Pierpaolo Filippelli. Il ragazzo è stato ascoltato ed ha confermato il suo forte interesse e le sue intenzioni. Nelle prossime ore, saranno ascoltati anche gli amici che hanno inoltrato la segnalazione e gli stessi tutori del 16enne, per capire se dietro il suo omportamento si possano celare altre problematiche. Nel frattempo, però, le indagini proseguono. C’è da capire chi a parte il servizio televisivo possa aver dato informazioni allo studente di Torre Annunziata. Sono in corso accertamenti informatici sui contatti avuti dal ragazzo negli ultimi giorni. Le tracce lasciate sul web saranno decisive per l’inchiesta, poiché gli inquirenti hanno intenzione di capire se il primo caso in Campania possa essere l’ultimo oppure se ci sia qualcuno in zona ad aver iniziato il gioco della morte. L’idea è quella di bloccare subito l’eventuale «tutor» che si nasconde dietro l’assurdo meccanismo.

Le rubano le foto nuda dall’Ipad e le mostrano sui muri in paese: choc per la consigliera comunale

Choc per una consigliere comunale a Castel di Iudica che alcuni giorni fa è stata avvertita che nei muri del paese erano state attaccate sue foto che la ritraevano svestita.

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La consigliera ha avvertito alcuni familiari e le immagini, una ventina, sono state tolte. Qualche tempo fa la donna avrebbe subito il furto di un ipad che conteneva le immagini e aveva presentato denuncia alla polizia postale dopo che alcune foto erano state messe sul suo profilo Facebook da qualcuno che evidentemente aveva carpito la sua password.

La polizia arresta un piccione: “Trovato con oltre 170 pasticche di ecstasy

Piccione contrabbandiere viene arrestato dalla polizia. Gli agenti di Kuwait City hanno fermato quello che sembra essere un colombo domestico che viaggiava presumibilmente tra l’Iraq e il Kuwait con un carico di 170 pasticche di ecstasy.

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Probabilmente i mercanti della droga credevano di aver trovato un modo infallibile per i traffici illeciti, ma non è stato così. Secondo quanto riporta il Mirror spesso infatti i volatili vengono impiegati per questo tipo di tratte e il piccione in questione è stato catturato dopo essersi poggiato sopra l’ufficio doganale di Kuwait City. L’animale aveva un vero e proprio zainetto applicato sulla schiena ed sarebbe stato in grado di volare per diverse ore.

Blue Whale, Maddalena choc in un video: “Sono salva perché i miei mi hanno scoperto”

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Una adolescente italiana ha deciso di raccontare la sua esperienza con il Blue Whale. La ragazza si chiama Maddalena e ha pubblicato un video sul suo account YouTube: ” “Il mio intento era solo quello di far capire alle persone che questo gioco non è una bufala come in molti hanno affermato”.

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Il racconto di Maddalena prosegue nella descrizione dei cosiddetti “curatori” e delle prove che le sarebbero state assegnate. Fino a quando “arrivati al giorno 26 i miei genitori mi controllarono lo zaino e dentro al diario trovarono un taglierino e mi chiesero a cosa mi servisse. Per un momento mi hanno creduto , poi hanno trovato il quaderno con le prove”. Come spesso accade in rete, però, Maddalena è stata vittima di insulti: “Non c’è da scherzare o da offendere. Mi avete offesa pesantemente anche istigandomi anche al suicidio”. In molti non le hanno creduto e l’hanno accusata di aver inventato tutto, con lo scopo di sfruttare la popularità dell’argomento per essere al centro dell’attenzione.

Corona accusa il fidanzato di Nina Moric lui risponde così in diretta dalla D’Urso

Luigi Mario Favoloso replica alla pesante accusa mossa da Fabrizio Corona nei suoi confronti, durante il processo che vede l’ex paparazzo come imputato: “È un tentativo per far parlare di questo processo. L’ho presa con una risata, Nina ancora più di me, perché mi conosce e sa come sono andate le cose”.

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Corona ha indicato in Luigi Favoloso il suo «sospettato» per l’episodio della bomba carta che esplose, nella notte tra il 15 e il 16 agosto scorso, sotto la sua abitazione. Fatto da cui poi scaturì l’inchiesta che ha portato a trovare i soldi cash di Corona nascosti in un controsoffitto.
Il «movente» di quell’attentato ai suoi danni, secondo Corona, «era quello di ottenere la custodia del minore e toglierla a me, perché così si sarebbe dimostrato che vivevo in una situazione di pericolo e mio figlio non poteva stare con me».
Favoloso replica “Mi sono dato parecchie spiegazioni. Per prima cosa, credo che lui abbia sempre una sorta di competizione con Nina, gli è rimasto un sentimento nei confronti di Nina………. Poi sa come sono fatto. Magari immaginava una fortissima reazione social, sapeva che sarei venuto qui e ha fatto tutto questo per far parlare di sé”.

Guendalina Bernardini e Rafal Zarazinski morti in un tragico frontale. Auto irriconoscibili, tentativi inutili di rianimazione, alto Lazio sconvolto

Un tragico incidente su quella che nella zona viene chiamata la maledetta “strada delle buche” a Settevene Palo di Cerveteri, nell’alto Lazio. Due le vittime di un frontale tra una Citroen C1 e una Pegeout 208 in pieno rettilineo davanti a un supermercato. Si tratta di Guendalina Bernardini, 27 anni, Guenda per gli amici, bella come una modella, e il polacco Rafal Marcin Zarazinski, operaio 39enne.

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Le immagini mostrano le due auto devastate dallo schianto avvenuto poco dopo le 22 di domenica ad alta velocità. Sulla dinamica stanno comunque ancora indagando polizia stradale e vigili accorsi subito sul posto.
Tentativi inutili. Drammatica la scena che si è presentata agli occhi dei soccorritori con i testimoni dell’incidente letteralmente disperati. Il personale del 118 ha lavorato più di mezz’ora in un estremo tentativo di rianimare i due giovani, estratti velocemente dalle lamiere contorte. A lungo è stato praticato il massaggio cardiaco su entrambi, ma non c’è stato nulla da fare.
Ragazza solare. Guenda Bernardini era conosciutissima in zona. Faceva infatti la barista ad Aranova e la sua bellezza non passava inosservata. Una ragazza solare, sorridente alla vita, e con una fede incrollabile nel futuro. Sul suo braccio un anno fa scrisse “il meglio deve ancora venire”.
Dolore anche per l’operaio polacco. Rafal era residente a Ladispoli e da poco era diventato papà.
Amici sgomenti. Oggi amici e parenti di Guenda Bernardini si sono dati appuntamento alle 14.30 presso la Capannina di Maccarese per un ultimo saluto. Il corteo funebre partirà alle ore 14.30 dal cimitero nuovo di Cerveteri ed arriverà allo stabilimento balneare la Capannina di Maccarese, dove avverrà una cerimonia laica. La sepoltura a Palidoro.

Rigopiano, Francesca rompe il silenzio: “Quella notte ho lasciato una parte di me”

«Una parte di me è morta per sempre quel giorno». Domani, un mese dopo Rigopiano. Il rombo della valanga assassina che sventra l’hotel da libro dei sogni. Quello in cui i fidanzati andavano a vivere il loro febbrile amore. Stefano Feniello e Francesca Bronzi, lui salernitano, lei pescarese, si tenevano per mano nella sala del camino. Il soffio del destino cattivo, Francesca viva, Stefano lapidato da ghiaccio e macerie. La presenza d’amore che diventa lamento, poi rantolo, infine silenzio vicino a lei.

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«Se lui è morto, non mi sento fortunata ad essere stata salvata – singhiozza oggi Francesca, l’unica dei sopravvissuti a non aver mai rilasciato vere interviste -. Sto ancora troppo male per Stefano. Tenevo troppo a lui e al nostro rapporto. Proprio per rispetto suo, non mi sento di parlare a lungo di quanto accaduto. Quando sarò pronta, lo farò, ma ora no. Non è il momento».

LA TRAGEDIA
Ventinove morti, 11 salvati. Tutti in qualche modo fantasmi. Due piccini rimasti orfani forse potranno curare le loro ferite. Francesca no. Perché quella a Rigopiano doveva essere una vacanza indimenticabile. Perché era stata lei stessa a volerla e a organizzarla per festeggiare il compleanno, 28 anni, di Stefano. «Perché è come se io stessa l’abbia portato a morire» ammutolisce tra le lacrime lei.
«Da una parte – racconta il papà Gaetano – siamo felicissimi per averla potuta riabbracciare, di averla qui vicino a noi. Dall’altra io e mia moglie siamo quasi caduti in depressione nel vederla stare male. Il pensiero di Francesca è sempre rivolto a Stefano. Sta provando a reagire, ma è quasi sempre a casa. Se esce lo fa solo con me e la mamma o con qualche amica. Si sente spesso con i due fidanzatini di Giulianova, Giorgia Galassi e Vincenzo Forti, che erano con lei sotto le macerie dell’albergo. Solo loro, in questo momento, forse possono capire un po’ di quello che sta provando. Con gli altri però non si sente di parlare, non vuole ricordare niente. Troppo dolore. Stanno cercando di aiutarla degli psicologi. Sta facendo un percorso terapeutico».
Rigopiano, un mese dopo. Per placare lo strazio del ricordo Francesca è andata da Giorgia e Vincenzo, loro sì veramente fortunati. «Ci sentiamo spesso – dice Giorgia – e proprio ieri è venuta a trovarmi a Giulianova. Abbiamo passeggiato per il lungomare, abbiamo stabilito un rapporto dapprima nato dal grande dolore, ed ora dalla volontà di ripartire insieme verso il traguardo di una vita normale. La nostra è diventata una grande amicizia. Ci sosteniamo moralmente. Lei è intelligente, prima o poi riuscirà a superare questo momento tremendo. Quanto a me e Vincenzo, anche se siamo salvi entrambi, nessuno può sapere quanto questa vicenda ci abbia segnato nel cuore e nell’animo».
L’ATTESA FATALE
Al momento della valanga Francesca e Stefano stavano aspettando insieme a tutti gli altri ospiti dell’albergo di poter tornare a casa. Avevano lasciato le stanze e aspettavano l’arrivo dello spazzaneve nella hall. Loro due a sorseggiare un thè. I bimbi giocavano nella sala biliardo, mentre la gran parte degli altri ospiti era nell’open space. In un attimo tutto è stato buio. L’albergo trascinato e seppellito dalla valanga.
Sulla tomba di ghiaccio indaga il procuratore Cristina Tedeschini. Gli avvisi di garanzia sono nell’aria e incrimineranno la mancata segnalazione del rischio, la pessima gestione dell’emergenza e chi ha permesso di trasformare una vecchia locanda in resort di lusso. Non a caso, l’ultimo atto d’indagine riguarda la variazione del piano regolatore generale di Farindola affinché l’hotel Rigopiano nel 2007, non ancora funzionante (lo sarà nei primi mesi del 2008), potesse realizzare su 5.340 metri quadrati di area agricola il centro benessere e le strutture portanti in legno. Opere che forse non si dovevano fare.

”Una casa degli orrori”. Maltrattava e umiliava fratello disabile, arrestata

“Una casa degli orrori, in cui l’unico linguaggio conosciuto è quello della violenza fisica, psicologica ed economica”. Sintetizza così, la dirigente del commissariato di Polizia di San Severo, Cristina Finizio, l’ambiente in cui da tempo era costretto a vivere un uomo di 50 anni, diversamente abile, vittima di continui maltrattamenti ad opera della sorella minore, con la quale divide da tempo la casa e la quotidianità.

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E’ quanto scoperto dalla polizia che, a seguito di un esposto anonimo, ha avviato le indagini che hanno portato all’arresto della donna, incensurata di 47 anni, per maltrattamenti in famiglia.Secondo quanto accertato dagli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Marco Gambardella, la donna maltrattava continuamente il fratello, schiaffeggiandolo e umiliandolo quotidianamente, con ingiurie e continui gesti di disprezzo, oltre che scimmiottandone le movenze impacciate, calpestandone continuamente la dignità. I due fratelli, è emerso, vivevano grazie al denaro percepito dalla vittima. Risorse che, però, venivano interamente gestite dalla donna, rendendo di fatto il fratello dipendente in tutto e per tutto dalla stessa. Ancora, quasi come una “carceriera”, la donna scandiva i tempi di vita del fratello, costretto a coricarsi alle 19 e a svegliarsi all’alba. Sulla scorta delle indagini, per la donna è stata richiesta la custodia cautelare accolta dal gip del tribunale di Foggia; gli ulteriori sviluppi processuali, però, sostituito tale misura con quella meno afflittiva del divieto di avvicinamento della stessa ai luoghi in cui vive e lavora il fratello.