Marco Della Noce e la sua nuova vita: «Vivo con 1300 euro al mese, ma ho ritrovato la stima dei miei figli»

4040733_1632_marco_della_noceDopo la tempesta sembra essere tornato il sereno per Marco Della Noce che pare abbia ritrovato il suo equilibrio e la sua normalità. L’ex comico di Zelig, noto per la sua interpretazione del meccanico della Ferrari in un’intervista a La Verità ha detto di essere tornato finalmente felice.

Il suo recente passato è stato molto turbolento: i problemi economici, lavorativi e con la sua famiglia lo avevano ridotto sul lastrico. «Mia moglie non lavorava e il giudice aveva stabilito che dovevo pagare 3.500 euro al mese per il mantenimento dei figli. In più c’erano il mutuo della casa, l’affitto di quella in cui vivevo con la nuova compagna, le scadenze fiscali. Il lavoro diminuiva», ha raccontato, dicendo di essersi ritrovato pieno di debiti e in grande difficoltà. Il figli a quel punto hanno iniziato ad allontanarsi ed è proprio per loro, principalmente, che ha cercato di reagire.

Lentamente è ripartito: «È come se dicessi al mio ambiente che sono pronto. L’associazione Di Sabato mi ha trovato dei contratti da testimonial. Poi c’è Zelig Tv di Giancarlo Bozzo». Con il lavoro è tornato a poter pagare i debiti e a potersi permettere una vita dignitosa. La sua recente esperienza, ammette lo ha aiutato però a capire molte cose: « si può vivere anche con 1.300 euro al mese, andando in pizzeria una volta al mese. Si impara ad apprezzare le cose». E con il lavoro lentamente ha riacquistato anche la stima dei figli che lui stesso ammette essere stato il suo successo più grande.

Yara Gambirasio, a Pomeriggio 5 la testimonianza choc: «Massimo Bossetti è innocente. Ecco chi è stato…»

yaragambirasio_massimobossetti_pomeriggio5_11180841 (1)Omicidio Yara Gambirasio, domani è attesa la sentenza della Cassazione. A 24 ore dalla decisione della suprema corte – che potrebbe confermare l’ergastolo per Massimo Bossetti – Pomeriggio 5 torna a parlare dell’omicidio della tredicenne di Brembate. Barbara D’Urso, in collegamento con Chignolo d’Isola – dove fu ritrovato il corpo senza vita della piccola Yara – intervista Carlo Infanti, autore del libro choc “In nome del popolo italiano”, in cui vengono sollevati dubbi sulle responsabilità di Bossetti.

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«Ci sono delle persone – avrebbe detto Infanti alla D’Urso – che hanno 21 indizi convergenti e concordanti e Bossetti ne ha uno solo. C’è chi la sera della sparizione di Yara, il 26 febbraio 2011, già lo sapeva prima che la famiglia lo denunciasse alle autorità. Secondo me a compiere l’atto omicidiario è stata una persona vicina al mondo di Yara ed è stata aiutata da altre persone. Io mi baso sugli atti».

Infanti poi avrebbe concluso: «Quel Dna ha diverse carenze. Io spero che la sentenza della Cassazione sia dignitosa al di là di ogni ragionevole dubbio. Probabilmente condanneranno Massimo Bossetti all’ergastolo. Io spero in un rinvio».

Nei primi due gradi di giudizio Massimo Bossetti è stato condonnato all’ergastolo. Domani è il giorno della Cassazione per l’omicidio della piccola Yara.