Isola dei Famosi, Raz Degan sta ancora male. Il ritiro è vicino?

Isola dei famosi 2017, preoccupazione per i tanti fan di Raz Degan: nonostante le cure il naufrago israeliano non sta bene.
Rischio ritiro per Raz Degan. Le condizioni dell’israeliano stanno peggiorando e i naufraghi dell’Isola dei Famosi 2017 temono per la sua salute. A poche ore dalla diretta della semifinale dell’Isola dei Famosi 2017, dunque, il colpo di scena potrebbe essere davvero dietro l’angolo. Curiosi di scoprire cos’è successo a Raz Degan?

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Dopo il malore delle scorse settimane, Raz Degan è stato costretto nuovamente a chiedere l’intervento del dottore. Degan, infatti, è stato morso da un insetto che gli ha provocato una profonda ferita al dito della mano. Il dottore gli ha così somministrato dei potenti antidolorifici che stanno creando diversi problemi a Degan. A causa degli effetti collaterali, infatti, il naufrago non fa che dormire e le sue condizioni stanno preoccupando seriamente gli altri compagni. Giulio Base, infatti, ai compagni ha confessato: “Raz dorme ancora. Sono stato tutto il tempo vicino a lui. Quell’antidolorifico lo ha steso”. Le condizioni di Raz Degan, dunque, non sono buone. A tutto ciò, poi, si aggiunge la mancanza di energia per la fama che si fa sentire sempre di più.

Raz Degan, dunque, a causa delle sue condizioni di salute, lascerà davvero l’Isola dei Famosi 2017? In attesa di scoprirlo, l’israeliano è considerato ancora il favorito per la vittoria finale. Ad oggi, nonostante tra i nomi in lizza per la vittoria ci siano anche quelli di Malena e Nancy Coppola, nessuno dei naufraghi in gara sembra in grado di strappargli la vittoria. Secondo alcuni sondaggi che circolano sul web, infatti, Raz dovrebbe superare senza problemi anche la nomination contro Giulio Base che dovrebbe tornare a casa con il 90% dei voti.

Francia, boom di Fillon alle primarie della destra: fuori Sarkozy

Francois Fillon ‘sfondà nel centrodestra francese, mettendo a segno un boom di voti nelle primarie del partito che, almeno secondo i primi dati, taglierebbero fuori dalla partita Nicolas Sarkozy. Al ballottaggio di domenica prossima – da cui uscirà il candidato per l’Eliseo nelle prossime presidenziali – dovrebbe andare con Alain Juppè.

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Secondo i primi dati, a poche ore dalla chiusura delle urne, Fillon guidava il voto con il 43,6% delle preferenze seguito da Juppé al 26,7% mentre Sarkòzy si attestava al 22,9%. Stime, ha precisato la commissione elettorale, a circa la metà dello scrutino dei seggi la cui conclusione è attesa in nottata. Anche dall’altra parte delle Alpi il flop dei sondaggisti nelle presidenziali Usa di inizio novembre ha segnato gli spiriti e questa sera in attesa delle prime percentuali ufficiali la prudenza è di rigore. Comunque vada una cosa è certa. L’uggioso novembre francese non ha fermato la fiumana di elettori che oggi si è recata negli oltre 10.000 seggi distribuiti ai quattro angoli della République. Secondo una stima Elabe per BFM-TV hanno partecipato tra i 3,9 e i 4,3 milioni di votanti. Su radio, tv e quotidiani on-line si parla di «mobilitazione record». Nel 2011 le primarie della sinistra richiamarono 2,8 milioni di votanti. «Siamo sommersi», esultano gli organizzatori della destra. Inizialmente il voto era previsto dalle 8 alle 19 ma alcuni seggi, come quello del sedicesimo arrondissement di Parigi, sono rimasti aperti anche oltre per consentire a tutti di esprimere la loro preferenze. In alcuni casi sono addirittura andate esaurite le schede elettorali. «C’è tanta gente ovunque, è un ottimo segno. La dimostrazione che queste primarie sono un successo», ha commentato il favorito dei sondaggi, Alain Juppé, che questa mattina ha votato a Bordeaux dopo aver atteso per oltre 45 minuti insieme alla moglie Isabelle. Dopo aver votato a Parigi insieme alla moglie Carla Bruni l’ex presidente Nicolas Sarkozy si è detto soddisfatto per l’organizzazione e «paziente» in attesa dei risultati. Tra i sette sfidanti anche il ‘giovanè Bruno Le Maire si è detto «molto contento» di questo «meraviglioso esercizio democratico. Oggi si sta scrivendo una pagina della storia della destra e del centro». Nessun commento, invece, da parte di Fillon, atteso intorno alle 22:00 nel suo quartier generale. Per votare al primo turno era necessario versare una sottoscrizione di 2 euro e firmare la dichiarazione dei valori della destra e del centro. Se la stima dei quattro milioni di votanti dovesse essere confermata rappresenterebbe per lo schieramento una manna da 8 milioni di euro.
Oggi in fila davanti ai 10.200 seggi c’era gente di ogni sensibilità politica, inclusa la sinistra moderata o radicale. Secondo uno studio Elabe pubblicato questa sera 63% sono militanti del centrodestra, 15% della sinistra, 8% del Front National, 14% senza partito. Di fronte a una gauche negli abissi e all’avanzata nei sondaggi della leader del Front National, Marine Le Pen – ormai data per certa al ballottaggio presidenziale di primavera – in molti sono infatti convinti che colui che vincerà le primarie nel ballottaggio di domenica prossima sarà automaticamente il prossimo inquilino dell’Eliseo. «Se così dev’essere meglio scegliere il meno peggio», ha spiegato Mathieu, un militante socialista che oggi ha votato per Francois Fillon. Tra tanti elettori di sinistra che oggi hanno votato nelle primarie degli avversari c’era un’unica parola d’ordine: «Bloccare Sarkozy».

Boschi, scintille in tv: alle domande di Formigli reagisce così

A ‘PiazzaPulita’ su La7 è andato in onda l’atteso duello tra Maria Elena Boschi e Corrado Formigli. La ministra ha risposto alle domande sul referendum che il conduttore le ha posto.

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Formigli le ha chiesto se, in caso di vittoria del “No”, Matteo Renzi si dimetterà. La ministra ha replicato: “Ci avete sempre rimproverato di aver personalizzato il referendum, e allora stiamo sul merito, andiamo nel merito. Parliamo di questo, di come la riforma cambia l’Italia”. Formigli ci ha riprovato senza successo e poi ha sbottato: “Mi dica se Renzi si dimette sì o no”. La Boschi ha continuato a spiegare: “La riforma costituzionale è un passaggio fondamentale per darci strumenti efficienti per affrontare tutte le sfide che abbiamo davanti, ma non è la panacea di tutti i mali. Se vince il No le cose non cambiano e non possiamo migliorarle”. Sui sondaggi, infine, nuove tensioni: “Non credo che i sondaggi siano affidabili al 100%”. Poi ricorda esempi, italiani e non, in cui le rilevazioni hanno fallito”.