Rihanna premiata ad Harvard per il suo impegno umanitario

Rihanna ha ricevuto dall’università di Harvard il premio come “Humanitarian of the Year”, destinato alla personalità che più si è distinta per i suoi sforzi nel campo delle opere umanitarie. La pop star, in un twin set composto da abito e stivali assortiti in tweed grigio, ha spiegato che il suo desiderio di aiutare gli altri è iniziato da piccola guardando spot su come un quarto di dollaro poteva contribuire a salvare la vita di un bimbo.

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Rihanna è da molti anni impegnata nel sostenere chi non ha la possibilità di costruirsi un futuro dignitoso solo con i propri mezzi, partendo proprio dalla sua terra d’origine, le isole Barbados. La cantante ha costruito un centro per la prevenzione e la diagnosi del tumore presso il Queen Elizabeth Hospital di Bridgetown. Negli Usa invece ha creato una borsa di studio con il nome dei suoi nonni (Clara and Lionel Foundation Scholarship Program) con cui viene garantito il sostegno economico agli studenti provenienti da Paesi caraibici che vogliono studiare negli States. Inoltre, supporta la Global Partnership for Education e il Global Citizen Project, una campagna in 66 Paesi in via di sviluppo per promuovere il diritto all’istruzione. Di recente Rihanna è stata promotrice del test fai da te per l’HIV insieme al Principe Harry.

Cannes 2016: la Palma dʼoro va allʼimpegno sociale di “I, Daniel Blake” di Ken Loach

Il film “I, Daniel Blake” di Ken Loach ha vinto la Palma d’oro della 69.ma edizione del Festival di Cannes. Grand Prix a Xavier Dolan e il suo “Just la fin du monde”, mentre il Gran premio della Giuria è andato ad “American Honey” di Andrea Arnold. Premio ex aequo per i registi Cristian Mungiu e Olivier Assayas. Miglior attore Shahab Hosseini per “Le Client” di Asghar Farhadi, miglior attrice Jaclyn Jose per “Ma’ Rosa”.

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Alla fine quindi a trionfare è l’impegno sociale del film del quasi ottantenne regista britannico, che dieci anni dopo “Il vento che accarezza l’erba”, si porta a casa di nuovo il premio più ambito. Lo fa con il racconto dell’incontro tra un carpentiere disoccupato e alle prese con problemi di salute e una madre single e senza lavoro anch’essa. Una vittoria a sorpresa che marca politicamente questa edizione, come ha voluto sottolineare Loach nel discorso di ringraziamento. “Siamo in un mondo pericoloso dove il neoliberismo rischia di ridurre in miseria migliaia di persone – ha detto -. Il cinema è portatore di tante tradizioni, e fra questa c’è la protesta del popolo contro i potenti. Non solo un altro mondo è possibile, ma è necessario”. Per il resto molta commozione per l’enfant prodige canadese Xavier Dolan, che si è portato a casa il Grand Prix, consegnatogli dalla nostra Valeria Golino e da Donald Sutherland. I registi Cristian Mungiu e Olivier Assayas si sono divisi il premio per la regia rispettivamente con “Bacalaureat” e “Personal Shopper”. Molti vedevano “American Honey” di Andrea Arnold favorito per la vittoria finale e questa non è arrivata ma comunque torna a casa con il Premio della giuria. Unica opera a portare a casa due riconoscimenti è stata invece “Il cliente”, dell’iraniano Asghar Farhadi, premiato per la miglior sceneggiatura e per il migliore attore.

TUTTI I PREMI DELLA 69.MA EDIZIONE
Gran Premio della giuria a ‘Juste la fine du monde’ di Xavier Dolan (Canada).
Miglior regia ex aequo al romeno Cristian Mungiu per ‘Bacalaureat’ e al francese Olivier Assayas per ‘Personal shopper’.
Premio della giuria a ‘American honey’ di Andrea Arnold (Regno Unito).
Migliore sceneggiatura a ‘Forushande (The salesman)’ di Asghar Farhadi (Iran).
Migliore attrice a Jacklyn Jose per ‘Ma’ Rosa’ di Brillante Mendoza (Fillippine).
Migliore attore a Shahab Hossein per ‘Forushande (The Salesman)’ di Asghar Farhadi (Iran).
Camera d’Oro per la migliore opera prima a ‘Divines’ di Hounda Benyamina (Francia-Marocco).
Palma d’Oro per il miglior cortometraggio a ‘TimeCode’ di Juanjo Giménez (Spagna).
Palma d’Oro alla carriera a Jean-Pierre Léaud.