Maria Elena Boschi attacca Di Maio: «Ha tradito gli italiani». E sulle primarie: «Non voterò Zingaretti»

imageDa ministro per le riforme e potente Sottosegretario a deputata dell’opposizione, come è cambiata la sua vita?
«Ci sono meno responsabilità, ci sono meno pressioni. Certo avrei preferito che il Pd fosse rimasto al governo del Paese perché potevi portare a casa risultati, fare qualcosa che incideva sulla vita delle persone. Ora è più complicato. Sono stata molto contenta per l’approvazione di un emendamento, quello sul congedo parentale (5 giorni per i papà ndr), a cui tenevo molto. Un piccolo passo avanti, almeno per il 2019 è stata ripristinata la misura che il governo aveva tagliato».
Ma il Pd sa fare opposizione?

«In Aula una opposizione seria, dura, alla fine il Pd è il secondo partito. Abbiamo fatto le nostre battaglie sulla legge di bilancio, sul condono edilizio e sui vaccini».
Qual è il suo giudizio sui primi sei mesi del governo Conte?
«Non stupisco nessuno dicendo che è molto negativo e questo giudizio il governo se lo è guadagnato sul campo. Obiettivamente abbiamo un mix di promesse da campagna elettorale che non sono state rispettate».
Ad esempio?
«Promisero che al primo consiglio dei ministri avrebbero abolito le accise sulla benzina, avrebbero fatto il reddito di cittadinanza e la flat tax al 15%. Dopo 6 mesi non hanno fatto niente di tutto questo. Si tratta di proposte con cui hanno vinto le elezioni ma che poi non hanno mai attuato».
Possibile non abbiano fatto niente di buono?
«Facendo un bilancio, per me prevale la parte negativa. Quella positiva cerco di farmela venire in mente, ma le uniche cose positive sono quelle su cui sono tornati indietro».
Si spieghi meglio.
«Penso al congedo parentale e al bonus bebè. Prima hanno detto di voler togliere tutto, poi li hanno ripresi ascoltando i giudizi critici dei cittadini. Facendo passare come grandi novità l’averle rimesse. Ma di fatto si sono limitati a riproporre misure dei nostri governi che avevano cancellato».

Salvini è il vero leader del centro-destra?
«Sì. E mi sembra sia anche capo del governo. Perché non si è mai visto che gli industriali anziché a Palazzo Chigi, al Mise o al Mef vadano al Viminale. Ma non solo: andando in piazza e dicendo “datemi il mandato per trattare con l’Europa”, vuole affermare che è lui capo del governo. È chiaro che è un populista ed è anche spregiudicato nel modo di trattare gli argomenti a livello internazionale: con il tweet della settimana scorsa sugli arresti ha rischiato di far saltare un’operazione di polizia e con il commento sugli “Hezbollah terroristi islamici” sta mettendo difficoltà le nostre truppe in missione di pace».
Una parte della sinistra dipinge Salvini come un fascista. Così non si rischia l’autogol?
«Salvini va attaccato perché non sa fare il ministro dell’Interno e su questo ci dà argomenti ogni giorno. Non penso, però, che sia un fascista ma credo che abbia spregiudicatezza nel gestire i rapporti con i gruppi di estrema destra. Non prende le distanze da Casapound, da Forza Nuova o dalle manifestazioni in cui viene esposta una maglietta “Auschwitzland”, neanche quando gli viene chiesto di farlo. Non credo sia fascista ma gioca al limite con forze di estrema destra e antisemite, da ministro dell’interno dovrebbe dissociarsi chiaramente. Ma i suoi limiti sono altri».
Quali?
«Le sue politiche economiche, della sicurezza e dell’immigrazione. Il problema dell’Italia non è solo la microcriminalità: per esempio non si sente più parlare di mafie».
Però i sondaggi premiano la Lega e non il Pd, gli italiani sono stupidi?
«Non l’ho mai pensato, credo solo che Salvini stia dicendo agli italiani quello che vogliono sentirsi dire in un momento di crisi economica: quando mancano sicurezze, come è sempre successo in passato, si tende a chiudersi, si cerca la protezione dei confini. Piace il suo machismo politico ma presto si sgonfierà il suo consenso».
E Di Maio? Sul suo profilo Instagram ha pubblicato un video sulla vicenda del padre.
«L’ho fatto perché Luigi Di Maio è stato incoerente, il M5S ha avuto una responsabilità storica nell’inquinare il dibattito politico con campagne di odio che non hanno precedenti, fatte con forza e scientificità, utilizzando i social in modo tecnicamente impeccabile ma irresponsabile».
Che cosa imputa a Di Maio?
«Innanzitutto di essere il ministro del Lavoro in nero e della disoccupazione. Gli imputo le sue responsabilità: era socio al 50% della società del papà e non poteva non sapere che c’erano cause aperte o cartelle da pagare per evasioni con il fisco. Non poteva non sapere che mettere in liquidazione l’azienda equivale a mettere in crisi i creditori. Non è stato coerente».
Quando toccò a lei?
«Io non ho mai avuto un avviso di garanzia né indagini per la vicende di mio padre. Eppure quando toccò a me le colpe del padre cadevano sui figli: è stata chiesta la sfiducia alla Camera e mi dovevo dimettere. Ora che tocca a Di Maio sembra tutto diverso. Francamente quando Luigi Di Maio ha detto che non vede il padre da mesi e che non ha un gran rapporto con lui, scaricandolo in 30 secondi, non mi sembra abbia dato una gran prova».
Parliamo del Pd, basta il congresso a risolvere i problemi?
«No, se qualcuno lo pensa si illude. È chiaro che serve un congresso vero, con un dibattito vero».
Chi sosterrà alle primarie?
«Non ho deciso. Ero convinta di sostenere Minniti ma poi si è ritirato».
Allora dica chi non voterà.
«Ecco di sicuro non voterò Zingaretti».
Gentiloni, invece, ha deciso di appoggiarlo.
«Una scelta che mi ha sorpreso perché Zingaretti si propone come elemento di discontinuità, criticando le scelte del governo di cui Gentiloni ha fatto parte. Inoltre Zingaretti apre molto ai 5 Stelle mentre Gentiloni ha sempre criticato i populisti».
Chi butta giù dalla torre tra Salvini e Di Maio?
«Di Maio si è buttato da solo».
Passa gran parte della settimana a Roma, un giudizio sulla Raggi?
«Ha buttato via una bella occasione, è arrivata con il vento in poppa. Ora è fin troppo facile fare la battuta che siamo passati dalla Città Eterna all’eterna spazzatura: io vado a correre sul lungotevere la mattina, e conosco a memoria l’immondizia che incontro sul tragitto perché è sempre la stessa. C’è poi il tema delle buche: abbiamo proposto anche un piano straordinario per la viabilità a Roma ma ce l’hanno bocciato. Diciamo che dopo due anni e mezzo non ha lasciato nessuna traccia».
In che senso?
«A parte Spelacchio, per cosa verrà ricordata? In una Capitale le buche e la spazzatura sono il minimo, ma lei non ha fatto niente neanche per il rilancio turistico, per la cultura e per invogliare i ragazzi a venire a Roma».
Quando il Pd ha “cacciato” Marino, lei fece un pensierino sul Campidoglio?
«No, ma me lo chiesero».
Perché ha rifiutato?
«Non mi preoccupava la sfida ma sono convinta che a Roma può fare il sindaco solo chi la conosce davvero. Non basta il fatto che io viva cinque giorni a settimana qui».
Come si recupera il divario tra Nord e Sud?
«Facendo l’opposto di quello che propone questo governo. Sono convinta che dobbiamo aiutare il Sud. Non bisogna far vivere il Sud di sussidi, come il reddito di cittadinanza, ma di investimenti. Altrimenti chi ha qualche chance va altrove e gli altri tirano a campare. Così si rischia solo di acuire la distanza tra Nord e Sud. Se non fai le grandi opere e le infrastrutture, penalizzi il Sud che ne ha bisogno».
La Capitale intanto è stata depauperata dai trasferimenti verso Milano.
«Colpa dei limiti dell’amministrazione comunale, che ad esempio ha bocciato le Olimpiadi, mentre quella milanese ha cavalcato l’Expo. Così Milano è diventata meta turistica come mai prima d’ora ed è ancora più interessante dal punto di vista finanziario, imprenditoriale ma anche cultuale».
Roma invece?
«Purtroppo ha perso delle sfide. Faccio l’esempio dei centri antiviolenza: se un Comune non si lancia in un bando per paura di sbagliarlo, sta ammettendo che il suo limite è la sua incapacità. Se non dai risposte a un imprenditore, lui va ad investire dove le risposte le ottiene».
Ultima domanda, alle Europee voterà ancora il Pd?
«Sì, certo».

Michelle Hunziker, fine di un incubo: condannato lo stalker che le inviava foto di donne e coltelli

michelle_hunziker_stalker_condannato_13102747Fine di un incubo per Michelle Hunziker. I carabinieri di Caravaggio hanno notificato questa mattina a un uomo di 37 anni, italiano, di Fornovo San Giovanni, nella Bassa bergamasca, una misura di sicurezza personale provvisoria della libertà vigilata. L’uomo era imputato davanti al tribunale di Milano per stalking, riguardo a fatti risalenti all’autunno del 2016 e commessi in danno della showgirl svizzera.

In particolare, il bergamasco avrebbe inviato diverse email al Gabibbo della trasmissione televisiva Striscia la Notizia, con allegate foto femminili particolari e di un coltello, ingenerando così uno stato d’ansia nei confronti della conduttrice, che già in passato aveva subito atti persecutori da parte di altre persone.

L’aver utilizzato mezzi informatici e telematici ha costituito un’aggravante. La misura applicata da oggi prevede anche una cura per il trentasettenne in una struttura sanitaria. Già in passato l’uomo era stato destinatario di provvedimenti sanitari a causa dei suoi problemi psicofisici. Una perizia ne aveva però accertato le capacità di intendere e volere.

Elisa Isoardi, chi è il presunto stalker. L’uomo si è presentato ai tornelli della Dear

4112198_2134_elisa_isoard_stalker_chi_eEcco chi è il presunto stalker di Elisa Isoardi, ex compagna del vicepremier Matteo Salvini. Secondo quanto anticipato da Gente, in edicola dal 17 novembre, si tratta di un uomo di oltre 60 anni di Napoli. Piuttosto conosciuto in città, costui ha angosciato la vita della Isoardi negli ultimi mesi ed è stato denunciato i primi di novembre. L’uomo si è presentato ai tornelli della Dear un venerdì di qualche settimana fa. Subito bloccato dalla sicurezza, l’uomo ha dichiarato di essere un amico della conduttrice, tanto da avere con se un regalo per la Isoardi. L’uomo ha millantato addirittura di avere un appuntamento con la presentatrice della prova del cuoco. Il plico, che emetteva un tintinnio, ha fatto subito allertare gli uomini della sicurezza tanto che il pacco è stato sottoposto ad un controllo degli artificieri, anche se poi tutto è risultato essere regolare. Il pacco – secondo le voci che si sono diffuse alla Dear – avrebbe addirittura contenuto un regalo costoso.

Tina Cipollari contro Gemma Galgani: si tirano i capelli a Uomini e Donne. Interviene Maria De Filippi

6bbd0171-b067-4693-82e7-9435d1587bb4Ci risiamo: Tina Cipollari contro Gemma Galgani. Le due vengono di nuovo alle mani. Come Leggo.it ha riportato, non è la prima volta che nel salotto sentimentale di “Uomini e donne”, condotto da Maria De Filippi, si scaldano gli animi e le due dame, protagonista del trono over, si sono nuovamente scontrate passando dalle parole ai fatti. Questa volta per sedare il parapiglia tra la storica opinionista e l’ex di Giorgio Manetti è dovuta intervenire in prima persona Maria de Filippi, che ha trascinato Tina Cipollari in un angolo per separarla dalla sua diretta avversaria.

Tutto è iniziato con Gemma che ha rotto la testa della mummia che la Cipollari porta in studio per prenderla in giro, con Tina che per tutta risposta si lancia sulla Galgani e le tira i capelli. Maria si alza dalle scale, dove di solito siede, e corre verso le due per separale.

La De Filippi allontana Tina che però non ha intenzione di alzare bandiera bianca: “Maria – esclama – voglio darle uno schiaffo in faccia”, mentre Gemma ostenta sicurezza con un “Non mi fai paura”. L’alterco è stato poi sedato fra i sorrisi di Gianni Sperti, che conosce bene Tina e le sue reazione e lo stupore del pubblico, poco abituato a faccia a faccia così accesi.

Cammina sopra Parigi senza protezioni: le immagini incredibili in un video

B9715312762Z.1_20180406194702_000+G2MB1UF0A.1-0B9715312762Z.1_20180406194702_000+G2MB1UG4D.1-0Camminare sopra Parigi senza protezioni: è l’impresa affrontata da una bellissima funambola di 34 anni, Tatiana-Mosio Bongonga, che ha scelto il suggestivo quartiere di Montmartre per dare prova delle sue abilità.
Bongonga ha camminato su una fune tesa a 35 metri da terra tra la basilica del Sacro Cuore e una gru posizionata alla base della collina. L’atleta pratica il funambolismo da 26 anni e l’ultimo anno lo ha dedicato ad allenarsi per questa performance.
Sotto di lei nessuna protezione e alcun equipaggiamento di sicurezza. Tutti con il naso all’insù per assistere e non perdersi un attimo dell’esibizione. In molti, tuttavia, hanno confessato di aver provato grande stress per il pericolo che ha corso.

Stash dei The Kolors ferito in una rissa in strada per difendere una sconosciuta: «Caro str**o le donne non si toccano»

3834069_1501_stash_aggressioneUn’immagine choc è stata postata pochi minuti fa da Stash. Il cantante dei The Kolors è apparso con il volto tumefatto a seguito di una rissa avvenuta in strada per difendere una ragazza. L’artista napoletano nato nella scuola di Amici ha spiegato nel post i motivi della lite.
“Ho pensato a lungo prima di scrivere questo post – si legge – un po’ perché non avevo idea di come mettere per iscritto le emozioni e la rabbia, e un po’ perché c’è sempre una piccola voce dentro di me che consiglia di non parlare, di lasciar perdere. Questa volta quella voce ho deciso di metterla a tacere, perché voglio raccontarvi una storia. Ero a con gli amici a fare un giro, avete presente le sere estive in cui si ride, si scherza e si pensa solo all’allegria di quei momenti? Tutto questo è stato interrotto dalle urla di un ragazzo e una ragazza, stavano litigando. All’inizio niente di strano, quante volte assistiamo a scene del genere? Ma quello che sembrava un normalissimo litigio di punto in bianco è degenerato quando lui, avrà avuto una trentina d’anni, ha deciso di mollarle uno schiaffo così forte che le ha quasi girato la testa. “Io faccio quel cazzo che voglio”, è stata la frase d’accompagnamento. Non so se sia stata quella sberla o il senso di sicurezza nella voce a darmi più la nausea. Quello era un uomo davvero convinto di poter fare quello che voleva, anche picchiare una ragazza che sarà pesata la metà di lui. È successo tutto incredibilmente in fretta nella mia testa, e sono intervenuto ancora prima di rendermi conto che quell’ometto non fosse solo. Come in ogni scazzottata le ho date e le ho prese, e non ho nemmeno idea di dove siano finiti lui o i suoi amici. Ma io sono qui per dire a tutti che zitti e fermi non bisogna mai rimanerci. Quando vedete un’ingiustizia, quando vedete che qualcuno ha bisogno della vostra gentilezza e qualcun altro merita la vostra violenza, agite. Aiutate, aiutatevi. Nessuno dovrebbe permettersi di alzare le mani su una donna e pensare di averne il diritto, che non gli succederà niente. Quindi, caro stronzo – conclude – tu sai chi sei. E ora con un po’ di fortuna saprai anche chi sono io. Le donne non si toccano, magari ora l’hai capito con l’unico linguaggio che i pezzi di merda sanno parlare”.

Si slaccia la cintura per farsi un selfie: l’auto si ribalta e lei muore a 16 anni

3715774_1518_schermata_2018_05_07_alle_15.15.14Quella sera Kailee era allegra e solare come sempre, si era divertita tanto durante la festa con gli amici e stava tornando in auto con loro tra canti e risate. Poi, all’improvviso, la voglia di scattarsi un ultimo selfie prima che la serata finisse e, per scattarlo meglio, la decisione di slacciare la cintura di sicurezza: mancavano solo 500 metri all’arrivo a casa, cosa mai sarebbe potuto accadere?
In quell’attimo preciso, con il destino in agguato, Kailee ha decretato la fine della propria esistenza: appena slacciata la cintura, il suo amico alla guida ha perso il controllo dell’auto, la vettura si è ribaltata e lei, seduta sul sedile posteriore, è finita sbalzata fuori dall’abitacolo andandosi a sfracellare sull’asfalto. È finita così la breve vita di Kailee Mills, studentessa 16enne di Rothwood, in Texas, dove frequentava la Klein Collins High School. Mentre i suoi amici, che avevano tutti la cintura, se la sono cavata con ferite lievi, lei è morta, stroncata dall’imprudenza di un solo attimo: gli imprevisti non avvisano in anticipo.

La tragedia è avvenuta il 28 ottobre scorso: subito dopo i suoi genitori, che ancora oggi non riescono a darsi pace, hanno avviato la Kailee Mills Foundations, un’organizzazione senza fini di lucro in memoria della figlia, tutta rivolta a sensibilizzare la gente sul tema della sicurezza stradale, anche tramite l’applicazione di decalcomanie sui finestrini delle auto per ricordare a tutti l’importanza di utilizzare le cinture di sicurezza.

Quando le si indossa, secondo gli esperti texani, in caso di incidenti il rischio di morire scende del 45% in un’auto e del 60% in un camion. La fondazione collabora con il Dipartimento dei trasporti del Texas per una nuova campagna sulla sicurezza che sarà caratterizzata da una mostra commemorativa in ricordo delle vittime della strada in cui compaiono centinaia di scarpe bianche. «Rappresentano i quasi mille morti a causa di incidenti stradali, molti dei quali non indossavano la cintura di sicurezza – dice con tono amaro David Mills, il padre di Kailee – Le chiamano già “le scarpe dei fantasmi”: mi sembra quasi di vederle tutte in piedi qui, quelle persone. Le uniche scarpe rosa presenti sono quelle di mia figlia: se quella sera non avesse slacciato la sua cintura, oggi sarebbe qui».

Lady Diana, lʼex capo della sicurezza dei Windsor: “Anche Kevin Costner tra i suoi amanti”

Tante rivelazioni nellʼintervista esclusiva a Dai Davis che è stato testimone silenzioso delle avventure sentimentali che Lady D ebbe dopo la separazione
Dai Davis, che dal 1995 al 1998 è stato capo della sicurezza dei Windsor, parla per la prima volta in un’intervista esclusiva pubblicata dal settimanale Chi in edicola il 2 agosto.

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Ricordando gli anni successivi alla separazione di Lady Diana da Carlo, rivela: “Lei ebbe almeno venti amanti. Trovai bizzarro che frequentasse Kevin Costner, anche se Diana non avrebbe mai recitato in un film. Lui voleva farle interpretare il seguito di ‘The Bodyguard'”.
Dai Davis è stato testimone silenzioso di tante delle avventure sentimentali che Lady D ebbe: “All’epoca non avevo particolari preoccupazioni per la sicurezza della principessa: a Kensington Palace Diana era al sicuro. Anche altri reali avevano relazioni, ma tutto avveniva nella massima discrezione. La preoccupazione principale era non mettere in imbarazzo la regina”.
L’uomo smentisce una volta per tutte il dubbio che Harry non sia figlio del principe Carlo. “Quando Harry venne concepito, Diana e il maggiore Hewitt, che diventò il suo amante, non si erano ancora incontrati e all’epoca i rapporti tra Carlo e Diana erano buoni. I capelli rossi di Harry sono un tratto della famiglia Spencer. Il principe era furioso quando qualcuno gli suggeriva di sottoporsi al test del Dna. ‘Sono figlio di mio padre’, diceva. Ed è vero”.
Davis racconta anche la sua versione della tragedia di Parigi in cui perse la vita Diana, smentendo che Diana sia rimasta vittima di un attentato. E lo spiega svelando un dettaglio rimasto inedito: “La principessa quel giorno cambiò itinerario all’ultimo momento. Sarebbe dovuta andare in Italia, ma all’ultimo momento andò a Parigi con Dodi Al Fayed. Era impossibile organizzare un attentato con quel cambio di programma. Ritengo che l’uomo responsabile della morte di Diana sia l’autista, Henri Paul. Era ubriaco e non avrebbe dovuto guidare. È vero che i fotografi davano la caccia a Diana, ma le macchine fotografiche non uccidono. Uccidono gli autisti ubriachi”.

Simona Ventura e il giallo del bodyguard: “Seguita costantemente, mai successo prima”

Un periodo fortunato per Simona Ventura, che dopo aver partecipato come concorrente all’Isola dei Famosi, ha “conquistato” la conduzione di “Selfie” e forse il posto di giurata a “Tu si que vales”.

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Sembra che ultimamente però Simona abbia aumentato il suo livello di sicurezza con una inseparabile bodyguard: “In attesa che ricominci la seconda edizione di Selfie – fa sapere “Novella2000” – Simona Ventura si sta preparando, secondo voci, ad essere una delle giurate di Tu si que veles, prendendo il posto di Mara Venier che sarà impegnata in un altro programma.
Ammesso che ciò accada, la presentatrice, con il compagno Gerò Carraro negli ultimi tempi è costantemente seguita da vicino da una guardia del corpo, cosa mai successa prima. Cosa mai avrà portato ad aumentare la sicurezza?”.

“Prima o poi toccherà anche a noi”, Selvaggia Lucarelli e il post Bruxelles

La paura del terrorismo si diffonde sempre di più. A fare un punto è addirittura Selvaggia Lucarelli che si affida al destino. “Prima o poi toccherà a qualcuno di noi, non si sfugge. Di fronte a gente che si fa o ci fa saltare in aria siamo indifesi, inutile girarci intorno”. Così, dopo gli attentati in Belgio, decide di affidare ad un post su Facebook la sua opinione sul ‘dopo Bruxelles’.

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E nel post riflette su come sia difficile avere in mano il controllo della città: “Tutte le chiacchiere spese sulla questione sicurezza e l’aumento dei controlli, delle camionette, delle guardie armate, dei cecchini, delle telecamere e di non so che, serve solo a raccontarsela e raccontarcela un po’. Lo sappiamo benissimo che non possiamo controllare tutti gli zaini del mondo”. Anche la “prevenzione” – “relativa” secondo l’opinionista – deve essere “fatta dall’intelligence, e non da un cecchino su una balaustra in aeroporto”. “Insieme alle armi – conclude Lucarelli – andrebbero impugnati i libri di storia e aperti gli occhi sul mondo”.