Morto Marco Garofalo, coreografo in tv ed ex prof di Amici: aveva 62 anni

marco-garofaloIl mondo della televisione italiana è in lutto per la morte di Marco Garofalo, ballerino e coreografo noto anche per essere stato uno degli insegnanti di Amici. Garofalo, che aveva 62 anni, si è spento questa notte a Roma.
I primi passi nel mondo della danza arrivarono relativamente tardi, quando Garofalo aveva 21 anni e, reduce da un infortunio al ginocchio, aveva accantonato i sogni di diventare calciatore professionista. I primi passi nel mondo della danza li aveva compiuti insieme all’amico Enzo Paolo Turchi. Dopo l’esordio in tv del 1978, nella trasmissione Ma che sera con Raffaella Carrà e Alighiero Noschese, Marco Garofalo era diventato, oltre che un ballerino, anche un coreografo di grande successo, lavorando da protagonista in Lascia o raddoppia?, Buona domenica, Re per una notte, Ciao Darwin e L’Eredità. Dal 2009 al 2011 è stato anche professore di danza ad Amici e nel febbraio scorso aveva tenuto uno stage speciale per i ballerini.

“Cara prof che vuoi la morte di mio padre”: la lettera è virale

3577653_1959_prof_torino (1)È diventata virale la lettera destinata alla professoressa che ha augurato la morte ai poliziotti intervenuti durante gli scontri a Torino. A scrivere è la figlia di uno degli agenti.
“Cara professoressa, ti parla la figlia di un appartenente alle forze dell’ordine”: inizia così la lettera pubblicata dalla pagina Facebook di ex agenti e simpatizzanti delle forze dell’ordine ‘Noi poliziotti per sempre’. Centinaia le condivisioni e oltre 14mila like.
“Tu che gli urli ‘dovete morire’ – si legge nel post -, vedi ogni volta che mio padre si allaccia gli anfibi e si chiude il cinturone ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire. Forse tu non sai cosa vuol dire. Tu non sai cosa vuol dire vivere di turni, vivere di imprevisti, di compleanni in cui nelle foto ci sono tutti: tranne lui. Del pranzo di Natale che diventava freddo a forza di aspettarlo. Del cuscino vuoto accanto a mia madre. Del freddo, del sonno, del sangue sulla strada, degli insulti che gente come te ogni giorno rivolge a chi indossa una divisa”.
“Cara professoressa – scrive ancora la pagina -, hai mai provato ad accarezzare la stoffa della giacca di un poliziotto o di un carabiniere? Sai non è di un cotone morbido, non è il lusso che tutti credono che lo Stato regali a quegli uomini e a quelle donne in divisa. Cara professoressa, tu sai che mentre auguravi a quei ragazzi la morte a casa c’erano i loro bambini che si erano appena addormentati che si aspettavano di vedere i loro papà il giorno dopo come tutti i giorni? Lo sai che c’erano madri, fidanzate e mogli che in quel preciso momento stavano pensando a loro? E stavano pensando se magari potevano avere troppo freddo là fuori?”, domanda.

“Non sono dei mostri come li dipingete. Ma sono persone. Le stesse persone – sottolinea ancora la lettera – che chiamate a tutte le ore se avete bisogno di aiuto, e loro anche se voi gli augurate le morte vengono ad aiutarvi: perché hanno giurato di esserci, e quella divisa che tanto odiate rappresenta anche questo”. Una rabbia e un augurio di morte, spiega ancora la lettera, che non trova giustificazioni nonostante l’operato di alcune ‘mele marce’ fra le forze dell’ordine: “C’è chi della propria divisa ne fa un abuso – si legge -, come ovunque c’è la mela marcia e sono concorde nel punirlo adeguatamente secondo le leggi, ma non per questo bisogna augurare il male a tutti coloro che indossano una divisa. Perché io nonostante tutto non auguro del male a nessuno e mai lo farò, perché mi hanno insegnato il rispetto per la vita di tutti. Così, cara prof, ora vai e guarda negli occhi tuo padre e tuo marito/compagno/ fidanzato che sia (se ne hai uno), guardali negli occhi e cerca solo di immaginare cosa si possa provare: a sapere che tanta gente come te augura la morte a quegli uomini che per noi – conclude il post – sono la vita”.

Prof costringe l’alunna a fare pipì in classe, condannata a pagare un risarcimento record

Costretta a fare la pipì in un secchio a scuola, la studentessa riceve un milione di dollari come risarcimento. Una storia di soprusi quella che viene da San Diego, in California, dove l’insegnante Gonja Wolf ha obbligato una sua alunna a urinare nel secchio dopo averle negato il permesso di andare in bagno.

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La scuola prevede rigide regole sull’orario delle lezioni, una di queste è che non debbano essere interrotte da studenti che vanno in continuazione al bagno, specifica Metro, ma certo un’urgenza può scappare a tutti. La ragazza, che oggi ha 19 anni ma all’epoca dei fatti solo 14, fu costretta a fare pipì nel cestino, in classe davanti a tutti, cosa che le costò diversi atti di bullismo e problemi psicologici. L’insegnante si è giustificata dicendo che non pensava potesse causarle dei problemi psicologici, ma il tribunale ha dato ragione all’adolescente stabilendo il risarcimento da record. Oltre al milione le saranno accreditati 35 mila dollari per le spese mediche che ha dovuto sostenere.