Rosy Abate, nella fiction spunta un numero di telefono: “Non era inventato, è di mio marito e ci hanno minacciato di morte”

Telefonate anonime e minacce di morte. Questo è quello che una coppia di Domodossola ha subito dopo la prima puntata della fiction andata in onda su Canale 5 “Rosy Abate” che racconta la storia di una donna di mafia che prova a rifarsi una vita lontano dalla Sicilia.

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In una scena della fiction un criminale lascia un biglietto alla protagonista con un numero di telefono, peccato però che non fosse inventato ma appartenesse a un trentenne. «Quel numero esiste ed è di mio marito» spiega la signora di Domodossola a La Stampa, «Da ieri sera persone sconosciute ci stanno tempestando di telefonate, fino alle 4 di notte e di nuovo stamattina, per chiederci se siamo parenti di Rosy Abate, qualcuno ci dà dei mafiosi e c’è chi ci ha perfino minacciato». La coppia inizialmente ha pensato si trattasse di uno scherzo, ma poi ha capito che non era così e che la realtà aveva superato la fantasia.
A telefonare ai due, tra i vari, è stato uno spettatore della Basilicata, convinto che intestatario del numero fosse Rosy Abate e ha minacciato la donna. La signora ha risposto tutta la notte a chiamate minacciose sul telefono del marito, che è poi dovuto partire per un viaggio di lavoro in Svizzera, ma ha deciso di denunciare: «Non è possibile che una produzione tv non controlli se i numeri sono veri. La nostra privacy è stata violata. Mio marito è siciliano di origine, ma noi con la mafia non c’entriamo niente, siamo mica matti».

Gloria al telefono: “Ciao mamma, grazie per ciò che mi hai dato”

«Ciao mamma, grazie per tutto quello che mi hai dato». Così Gloria Trevisan nell’ultima telefonata alla mamma prima che cadesse la linea, mentre l’appartamento in cui viveva con il fidanzato Marco Gottardi era invaso dal fumo dell’incendio che stava devastando il Grenfell Tower a Londra l’altra notte.

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«Ciao mamma, grazie per tutto quello che mi hai dato». Così Gloria Trevisan nell’ultima telefonata alla mamma prima che cadesse la linea, mentre l’appartamento in cui viveva con il fidanzato Marco Gottardi era invaso dal fumo dell’incendio che stava devastando il Grenfell Tower a Londra l’altra notte.
Da Londra nessuno si aspetta più il miracolo. Le famiglie di Marco Gottardi e Gloria Trevisan, i due giovani architetti veneti ufficialmente tra i dispersi della Grenfell Tower, attendono ormai l’irreparabile, la notizia del ritrovamento dei corpi dei due fidanzati, rimasti bloccati dall’incendio nell’appartamento al 23/o piano. Gli aggiornamenti drammatici che arrivano dalla capitale britannica – 17 vittime finora accertate ma la polizia ha evocato fino a cento morti e non ha più nessuna speranza di trovare qualcuno vivo – hanno tolto ogni illusione alle famiglie, chiuse nelle loro abitazioni di San Stino di Livenza (Venezia) e di Camposampiero (Padova).
«Ho sentito la registrazione della telefonata di Gloria alla mamma. Le dice grazie per quello che ha fatto per lei. Stavano dando un addio. Non ci sono motivi per sperare che Gloria e Marco siamo ancora vivi», ha detto oggi l’avvocato Maria Cristina Sandrin, legale della famiglia Trevisan.
«Gloria – ha ricordato – si era laureata il 18 ottobre ed è andata a Londra perché qui non ci sono possibilità professionali, neanche per chi si laurea con 110». Il lavoro a Londra, ha aggiunto la legale, era per Gloria anche l’occasione per dare una mano alla famiglia, che vive una particolare situazione economica. Casa Gottardi, a San Stino, è meta da ieri di un mesto pellegrinaggio di amici e parenti, di rappresentanti delle istituzioni locali. «Siamo in costante contatto con la Farnesina e con i familiari di Gloria. Con il passare delle ore le nostre speranze, già ridotte al lumicino, stanno diminuendo, ma fino a che non ci diranno di aver ritrovato i nostri ragazzi continuiamo a credere nel miracolo», dice disperato Giannino Gottardi, papà di Marco. Impossibile per lui non andare ancora col pensiero all’ultima telefonata con il figlio, l’altra notte, mentre le fiamme e il fumo stavano raggiungendo l’appartamento al penultimo piano della torre. «Marco è stato straordinario – dice l’uomo – infondeva tranquillità a tutti. Quando la linea è caduta abbiamo capito che la situazione era precipitata e siamo stati colti dalla disperazione. Conserverò per sempre il ricordo delle ultime parole che ci ha dedicato».

Alex Belli si separa, la moglie dalla D’Urso: “Usciva in piena notte e spariva”

Il matrimonio tra Alex Belli e Katarina Raniakova è al capolinea. La modella è stata fotografata mentre traslocava dalla loro casa e nella puntata di “Domenica Live” replica alle parole del marito della puntata di una settimana fa.

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L’attore di “Centovetrine” ha detto a Barbara D’Urso di essere ancora innamorato di Katarina e che i tradimenti che lei dice di aver subito sono frutto della sua immaginazione. “Katarina è la donna della mia vita, ma è andata via dopo sei mesi che non stavamo bene”, ha aggiunto Belli lanciando un appello affinché si possano rimettere insieme.
Commossa ma anche decisa, la modella ha spiegato a Barbara D’Urso di non amarlo più: “Se non vieni al funerale di mio nonno, che ti ha sempre visto in televisione e voluto bene, per me sei morto. Guardiamo avanti”. La Raniakova ha raccontato che lui scappava via di casa in piena notte senza dirle niente e non rispondeva al telefono. Mai una parola di sostegno sui suoi attacchi di panico. “Se ami una persona almeno le chiedi come sta”, ha dichiarato.

Isola, Raz Degan: “Ecco cos’è successo davvero in Honduras…”

MILANO – Raz Degan, il vincitore dell’Isola dei Famosi, dopo aver rifiutato di rilasciare interviste, parla in esclusiva al Corriere della Sera dell’esperienza in Honduras e racconta la sua verità: “I veri squali non erano in acqua ma sulla spiaggia…”. Il regista israeliano non fa mistero dei rapporti difficili con gli altri naufraghi: “Ero più in sintonia con i paguri, le onde, il vento, le palme, il canto degli uccelli piuttosto che con loro e le loro chiacchiere banali e noiose.

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Ho cercato di convertire la rabbia, era diventata quella la vera sfida, la meno facile da superare. Una persona intelligente non deve cadere nelle logiche degli imbecilli o cambiare per diventare più simile a loro”.

Sul consenso unanime ricevuto dal pubblico commenta: “Per me è stato un regalo caduto dal cielo. La gente è riuscita a percepire il richiamo della natura nei miei confronti, il mio urlo pacato. Mi fa molto piacere, sono grato”. E quando il giornalista gli chiede come siano i suoi rapporti con il prossimo al di fuori dalle telecamere risponde così: “La differenza – dice – è che lì scegli chi portare con te nel viaggio. Comunque in generale mi trovo molto bene nel trullo dove vivo, un po’ fuori dal tempo, il telefono che non prende…”.

“Guidavo io, poi ho sentito la mia faccia coperta di sangue…”. Paola Turci dalla D’Urso racconta il suo grave incidente

“Stavo andando dalla Sicilia alla Campania perché dovevo fare un concerto. Guidavo io. L’unica volta in trent’anni di carriera che ho guidato io andando a un concerto. Ero in un momento infelice della mia vita ma mi sentivo onnipotente. A un certo punto, ho guardato il telefono”.

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Paola Turci a Domenica Live, racconta l’incidente avvenuto nel 1993.
“Quel giorno avevo chiamato tutti. Ero al telefono ma si staccava spesso. Ho guardato un istante la spina del telefono. Il mio driver ha urlato: attenta! Ho visto il guardrail che stavo per sfiorare, ho sterzato, ho visto un fosso. Non andavo veloce, ero a 120. Sterzo. Ho pensato: Vado a sinistra e sbattere la macchina al guardrail, si fermerà. Non lo ha fatto. Ho chiuso gli occhi. La macchina ha cappottato. Ho sentito tutta la faccia aperta, come quando l’acqua batte sul viso sotto la doccia, sentivi gli zampilli di sangue sulla faccia. Mi sono detta subito: Calmati. Sentire la faccia aperta e il sangue era surreale. Tutte le cartoline con il mio nome e cognome, che erano in auto, hanno cominciato a invadere la strada. Passavano poche persone ma hanno capito e hanno cominciato a fermarsi. Io non vedevo nulla ma li sentivo urlare: Paola Turci, Paola Turci”. Un incidente tremendo ma già venti giorni dopo la Turci mostrava di nuovo tutta la sua energia.
“Per due anni mi sono usciti vetri dalla faccia. Mi definivo la vetraia. Ho avuto tredici operazioni: 12 solo nell’occhio, una sulla guancia”.
In quel periodo, la cantante si è trasferita a Milano per le operazioni frequenti.
Poi si parla di musica.
“Mi avevano proposto di cantare Almeno tu nell’universo. Quando ho saputo che la cantava Mia Martini, che io adoravo, sono stata molto contenta. Poi abbiamo vinto il premio della Critica insieme. È stato così emozionante”.
In studio la sorella di Paola.
“Io ero Calimero da piccola però ero simpatica – racconta la cantante – Mia sorella era il mio riferimento di bellezza”.