Schiava sessuale incatenata in un container dal serial killer: il video choc del salvataggio

Due mesi di prigionia in un container con gli occhi bendati e le braccia incatenate. L’incubo vissuto da Kala Brown, rapita e segregata dal serial killer Todd Kohlhepp, è ora documentato in un video diffuso per la prima volta dall’ufficio del procuratore della Carolina del Sud.

hqdefault (14)

La polizia ha pubblicato il drammatico filmato del salvataggio della donna, sequestrata e rinchiusa da Kohlhepp, 46 anni, che si è dichiarato colpevole di sette omicidi e due rapimenti a sfondo sessuale, come riporta il sito del tabloid Metro. L’uomo è stato condannato a sette ergastoli e altri 60 anni di carcere. In una scena scioccante si vede Kala seduta sul pavimento con le mani sopra la testa e la testa incatenata alla parete. Gli agenti le chiedono dove sia il suo fidanzato Charles David Carver, una delle vittime di Kohlhepp.

Paola Perego: “Vi confesso il mio drammatico segreto”

Un periodo buoio nella vita di Paola Perego, risalente circa a 20 anni fa, quando si ritrovò a dover crescere due figli da sola, una bimba di 4 anni, Giulia e l’altro di pochi mesi, Riccardo. Il suo matrimonio con il calciatore Andrea Carnevale era appena finito e lei ha attraversato un tunner molto buio, dal quale però è riuscita ad uscire grazie alla sua grande forza d’animo e tenacia.

1328784659928.jpg--

A raccontare tutto è stata proprio lei, Paola Perego, nel corso di un’intervista rilasciata sul settimanale ‘Grazia’: “Ero disperatamente sola – ammette la conduttrice – Il mio bambino soffriva d’asma, non dormiva la notte e io avevo paura a prenderlo in braccio. Temevo di buttarmi dalla finestra insieme con lui. Soffrivo di attacchi di panico e non volevo ammetterlo. Me ne vergognavo, perché mi sembravano una debolezza inaccettabile. Non riuscivo a fare cose banalissime, come guidare”.  Fortunatamente c’era il lavoro, una vera e propria fonte di distrazione: “Per anni è stato l’unica cosa che io riuscissi a fare in pubblico. Andavo in onda con l’aiuto dei farmaci che il mio medico mi prescriveva. Lavoravo e poi mi rinchiudevo in casa. Adesso so perfettamente che cosa sono e che cosa voglio essere. Ci sono riuscita dopo molti anni di lavoro su me stessa”.