Jolie-Pitt, la figlia Shiloh transgender: prime cure ormonali a 11 anni

Brad Pitt e Angelina Jolie sono due genitori molto aperti e attenti alle esigenze dei loro figli, anche ora che il matrimonio è naufragato da tempo.
Una loro decisione ha fatto scalpore, generando commenti controversi, ma l’ex coppia più amata di Hollywood tira dritto per la propria strada assecondando le richieste di Shiloh, la loro primogenita naturale, di 11 anni.

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In famiglia tutti la chiamano John, come confessato tempo fa da ‘Brangelina’. Pitt e la Jolie, infatti, non hanno mai nascosto che la loro primogenita si sente un bambino intrappolato nel corpo di una bambina.
Lo dimostra anche lo stile e il look, progettato dai genitori volontariamente come mascolino. Abiti da bimbo, capelli corti e sembianze decisamente maschili per una ragazzina che ora, prima della pubertà, si sottoporrà ad un trattamento ormonale volto a frenare lo sviluppo biologico dei tratti femminili.
La decisione di Brad Pitt e Angelina Jolie, in tempi in cui si parla molto, e in maniera un po’ superficiale, della teoria gender, ha sollevato un polverone tra i più tradizionalisti. I due però non ci pensano e hanno deciso di assecondare le esigenze di ‘John’.

“Il mio corpo attaccava il feto come un virus”, bimba nata sana per miracolo

Soffre di una rara malattia che porta i suoi anticorpi a voler uccidere il feto che ha in pancia, ma miracolosamente, dopo dei drammatici tentativi, riesce a mettere al mondo la sua bambina. Laura Wilson soffre di una rara sindrome, la neonatale alloimmune trombocitopenia (o NAIT), una malattia che fa percepire ai suoi anticorpi il feto come un invasore nocivo e li porta ad attaccarlo.

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La sindrome è stata scoperta dopo la nascita del suo primogenito Raife, che ora ha 3 anni. Da allora il suo corpo ha attivato gli anticorpi contro il feto e questo ha messo gravemente a rischio la sua seconda gravidanza. Grazie a una terapia mirata e a 8 mesi di gravidanza trascorsi a letto la 28enne e suo marito, come racconta anche il Sun, sono riusciti ad abbracciare la loro bambina. La piccola oggi ha 5 mesi e anche se alla nascita era sottopeso e ha avuto alcuni piccoli problemi, oggi gode di ottima salute. «Il mio corpo percepiva mia figlia come un’estranea», racconta Laura. «Mi sono sentita così in colpa, tutto il mio organismo lottava affinché lei morisse». Il piccolo Raife ha subito un lieve ritardo dalla mancata diagnosi tempestiva della sindrome, poiché non è stato sottoposto alle cure necessarie, la bambina invece è stata prontamente soccorsa e dopo un periodo in terapia intensiva è riuscita a ristabilire i valori nella norma. La famiglia è ora in attesa di poter fare qualcosa anche per il piccolo Raife: il piccolo ha subito una paresi cerebrale che non gli permette una normale mobilità. Negli Usa una clinica sta portando avanti una cura sperimentale per risolvere il problema di chi si trova nella sua stessa condizione e la mamma e il papà stanno facendo di tutto per poter essere accettati nel programma.

Elisa Isoardi: “Così ho fatto pace col mio corpo, prima tanti chili in più”

“Non sono sempre stata così disinvolta. Da bambina, ero davvero bella: fino a 7 anni, mia mamma non mi tagliò mai i capelli. Alle elementari ero una specie di bambola con lunga chioma e occhioni”. Elisa Isoardi racconta il rapporto col suo corpo, che non è stato sempre facile: “A 13 anni, però – ha fatto sapere in un’intervista a “Gente” – ho avuto un’implosione, anzi un’esplosione: tanti chili di troppo, occhiali da vista e un improbabile look a caschetto. I miei compagni mi prendevano in giro.

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Ne soffrivo, ma siccome sono orgogliosa non lo mostravo. L’unica che conosceva il mio disagio era mamma. Per lei, lo sport è sempre stata la panacea, così mi mandò ad un campus estivo di pallavolo. Quando venne a riprendermi quasi non mi riconosceva ero cresciuta, alta, snella, le forme iniziavano a vedersi. E, finalmente, sorridevo: avevo fatto pace con il mio corpo”. La parola “bella” però per tanto tempo è stata bandita: “Iniziavo a scoprire che potevo piacere. In famiglia la parola “bella” era quasi tabù. “Tu sei particolare”, mi ripeteva sempre mamma. Io mi sentivo e mi sento tutt’oggi così. Per me una bella donna è Monica Bellucci, una ricca di fascino era Anna Magnani. Irresistibile è chi riesce a mixare entrambe le cose: testa e corpo. In modo spontaneo, però, senza tattiche o atteggiamenti da gattamorta”.

“Blindspot”, arriva su Italia 1 la serie che ha conquistato gli Stati Uniti

Arriva martedì 10 maggio in anteprima esclusiva su Italia 1 “Blindspot”, la serie più vista della stagione negli Stati Uniti. Puntata dopo puntata ha tenuto con il fiato sospeso oltre 15 milioni di telespettatori, conquistando anche i Critics Choice Award. Protagonista dello show è una donna che viene ritrovata in un borsone a Times Square con il corpo completamente tatuato e che dice di non ricordare nulla del proprio passato.

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Essendo priva di memoria, la donna ritrovata nel borsone assume il nome di Jane Doe (Jaimie Alexander), l’appellativo dato a coloro che perdono coscienza della propria identità. Tra gli stravaganti tatuaggi che ricoprono il suo corpo c’è il nome dell’agente dell’FBI Kurt Weller (Sullivan Stapleton). Si scoprirà che il DNA della donna corrisponde a quello di Taylor Shaw, vicina di casa di Weller quando erano bambini, che era scomparsa 25 anni prima e creduta morta. Il detective e la sua squadra iniziano così ad indagare per decifrare i numerosi tatuaggi e cercare di risolvere i misteri a lei legati, puntata dopo puntata, come un puzzle da ricomporre.
La serie è ideata e prodotta da Martin Gero e Greg Berlanti, quest’ultimo definito “il Re Mida della nuova Hollywood”. A lui si devono infatti i successi di “Arrow”, “The Flash”, “Supergirl” e “Legends of Tomorrow”.

Belen ci ripensa: “Voglio cancellare tutti i miei tatuaggi”

Sembra proprio che Belen ci abbia ripensato e stia facendo di tutto per cancellare i tatuaggi che sono sul suo corpo, in particolare quello presente sul suo braccio sinistro. La showgirl argentina si sta sottoponendo da mesi a sedute laser per rimuoverlo.

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Quel tatuaggio ha un significato speciale: era stato fatto qualche anno fa insieme all’ex marito Stefano De Martino e il fatto che lei abbia iniziato a rimuovere proprio quello, prima degli altri, rappresenta qulcosa di significativo.”Per le foto ho coperto tutti i tatuaggi – ha raccontato a Chi – Mi piace avere il corpo pulito e penso che con il tempo li toglierò tutti, a parte quelli piccoli. Alcuni li ho fatti in momenti speciali, ai quali sarò sempre legata, ma senza pensare troppo alle conseguenze che avrebbero avuto per il mio lavoro come modella”. Però c’è un tatuaggio che Belen assolutamente non calcellerà ed è l’emblema della sua popolarità. La ‘farfallina’, ovviamente: “La farfallina la terrò – ha confermato Belen – L’ho fatta a 18 anni, me la tatuò un fotografo, Simone Falcetta, e non si vede, non dà fastidio”.

Elisabetta Canalis, mamma piena di energia anche sul lavoro

Elisabetta Canalis non si ferma mai. La showgirl è appena tornata negli Stati Uniti dopo una parentesi tutta italiana, in cui si è divisa tra shopping milanese e lavoro, con un servizio fotografico realizzato per una casa di abbigliamento di cui è testimonial.

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Accompagnata come sempre dalla piccola Skyler Eva e dai suoi cani, Elisabetta Canalis è tornata in Italia per un breve periodo, approfittandone anche per fare una vacanza in montagna dove l’ha raggiunta il marito Brian Perri. Ma i giorni nel Bel Paese non sono stati dedicati solo al relax e allo shopping. Eli è tornata soprattutto per rituffarsi nel lavoro che concilia con il ruolo di mamma e la cura del proprio corpo, in forma perfetta dopo la nascita della bambina.
Che sia in California o in Italia, Elisabetta Canalis non rinuncia a tenersi in forma. E si vede. Durante il servizio fotografico per la nuova campagna primavera/estate 2016 di Deha, Eli salta sul tappetino elastico senza mostrare fatica, è instancabile nei continui cambi di outfit e si concede una pausa solo per una telefonata. Il pensiero corre sempre alla piccola Skyler Eva, che la Canalis ha voluto con sé anche in questo viaggio in Italia.
La showgirl non si separa mai dalla sua bambina e non rinuncia a fare sport: “Al di là degli stereotipi, essere donne oggi richiede una continua ricerca di un equilibrio tra lavoro, famiglia, amici e soprattutto se stesse. E l’attività fisica aiuta noi donne a star bene con noi stesse”, dice tra uno scatto e l’altro.
A guardarla destreggiarsi tra il lavoro, la palestra e la sua Skyler Eva in scatti social o paparazzati, pare proprio che Eli sia riuscita a trovare il suo equilibrio. Come ha raccontato in una recente intervista a “Verissimo”, ora si che è davvero felicissima.

Il naufrago come in Cast Away, 15 mesi in mare. “Ha mangiato il corpo del suo compagno”

Una storia che ha dell’incredibile quella di Josè Salvador Alvarenga, sopravvissuto per 15 mesi in mare aperto, dal 21 dicembre del 2012 al 30 gennaio 2014 alla deriva nell’Oceano Pacifico.

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Alvarenga era partito dalle coste messicane per una battuta di pesca in compagnia di un giovane aiutante, Ezequiel Cordoba, poi morto: avrebbe dovuto pescare per un giorno e fare ritorno, ma causa di un’avaria del motore e di un’improvvisa tempesta, l’allora 37enne di origine salvadoregna si è ritrovato alla deriva con il compagno fino a quando non ha raggiunto l’atollo di Ebon, 6.700 miglia di distanza dal punto di partenza.

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La sua storia è stata raccontata in un libro scritto da un giornalista del Guardian dopo 44 interviste, ma nella trama da film ci sarebbe un elemento oscuro: la morte di Ezequiel. Secondo il naufrago, l’aiutante pescatore sarebbe morto per la disperazione, rifiutandosi di mangiare pesci e carne d’uccello cruda e bere urina e sangue di tartaruga. Dopo il decesso, Alvarenga avrebbe tenuto ancora per qualche giorno il cadavere con sè, per avere “compagnia”, prima di affidarlo all’Oceano. Secondo la famiglia di Cordoba, invece, il ragazzo sarebbe stato vittima di cannibalismo. Proprio per questo hanno chiesto un risarcimento di un milione di dollari. Le accuse sono state mosso dopo la pubblicazione del libro sulla storia del naufragio, per questo l’avvocato di Alvarenga, Ricardo Cucalon, sostiene che la famiglia voglia semplicemente lucrare sulla vicenda.