Fanny Neguesha confessa dopo la rottura con Balotelli: “Non ho un bel ricordo…” ecco perché

«Quando veniva a casa mia o dai miei genitori, non era una persona normale, ma una star del calcio. A lui non piaceva che i media s’interessassero a me. È stato sempre tutto molto complicato. Non uscirò mai più con un calciatore». Sono queste le parole di Fanny Neguesha, ex fidanzata di Mario Balotelli che ammette di non avere un bel ricordo legato al calciatore. Intervistata dal quotidiano di Bruxelles “La Dernière Heure” Fanny ha raccontato della sua storia turbolenta che sarebbe dovuta coronare con le nozze, che però non sono mai avvenute.

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Poco dopo la modella ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo: «Le ragazze della mia età vorrebbero incontrare uomini in grado di metterle al centro della loro vita. Invece, i maschi sono troppo occupati a stare con gli amici, a giocare con la playstation o a fare altro. Questa canzone è un invito al mio futuro uomo: fammi sentire importante», ammette.  Inizialmente dopo la separazione non ha voluto parlare di Mario, ma ora ha deciso di vuotare il sacco e conclude: «La lotta che conduco da quando mi sono separata da Balotelli è quella di dimostrare che non ho mai voluto essere “la donna di”. È davvero difficile per me fare una carriera artistica con questa etichetta. Già il termine “wags” per una donna è qualcosa di degradante. In un primo momento mi piaceva essere la ragazza di un calciatore famoso, ma con il tempo ho scoperto che questa relazione mi ha portato solo svantaggi. All’improvviso mi sono accorta che il mondo in cui viveva non faceva per me».

“Prima o poi toccherà anche a noi”, Selvaggia Lucarelli e il post Bruxelles

La paura del terrorismo si diffonde sempre di più. A fare un punto è addirittura Selvaggia Lucarelli che si affida al destino. “Prima o poi toccherà a qualcuno di noi, non si sfugge. Di fronte a gente che si fa o ci fa saltare in aria siamo indifesi, inutile girarci intorno”. Così, dopo gli attentati in Belgio, decide di affidare ad un post su Facebook la sua opinione sul ‘dopo Bruxelles’.

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E nel post riflette su come sia difficile avere in mano il controllo della città: “Tutte le chiacchiere spese sulla questione sicurezza e l’aumento dei controlli, delle camionette, delle guardie armate, dei cecchini, delle telecamere e di non so che, serve solo a raccontarsela e raccontarcela un po’. Lo sappiamo benissimo che non possiamo controllare tutti gli zaini del mondo”. Anche la “prevenzione” – “relativa” secondo l’opinionista – deve essere “fatta dall’intelligence, e non da un cecchino su una balaustra in aeroporto”. “Insieme alle armi – conclude Lucarelli – andrebbero impugnati i libri di storia e aperti gli occhi sul mondo”.

Bruxelles, choc al vertice dopo gli attentati: comandante della polizia si presenta ubriaco

Uno die comandanti della polizia di Bruxelles si è presentato ubriaco ad una riunione d’emergenza convocata subito dopo gli attentati terroristici del 22 marzo.

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La notizia è stata riportata da diversi media in Belgio, secondo quali l’ufficiale di polizia si sarebbe presentato in ritardo al vertice al quale erano stati convocati i vari responsabili della sicurezza, non riuscendo a rispondere alle domande che gli furono poste riguardo agli eventuali punti deboli nell’apparato posto sotto la sua responsabilità. L’ufficiale venne quindi sottoposto ad un alcol test che rivelò un livello di 0,8 grammi/litro di alcol nel sanguerispetto al limite di 0,5 g/l. L’ufficiale, che ora rischia sanzioni disciplinari, fu invitato a riconsegnare la sua arma di servizio, fu poi accompagnato a casa.

“Bruxelles, ecco i terroristi in aeroporto”: forse il detonatore era nascosto nel guanto

La polizia belga ha diffuso una foto dei tre presunti attentatori all’aeroporto di Zaventem. Due sono vestiti in abiti scuri e secondo gli inquirenti potrebbero essere morti nell’attentato, mentre il terzo – riferisce la tv pubblica belga – con una giacca chiara e un cappello è tuttora ricercato.

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Dalla foto diffusa dalla polizia e presa dalle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto di Zaventem prima dell’attentato, i due presunti kamikaze spingono due carrelli-bagagli, ognuno indossando un solo guanto alla mano sinistra. Secondo le informazioni del sito di La Libre Belgique, i guanti sarebbero serviti per nascondere i detonatori degli ordigni esplosi allo scalo.

LE BOMBE ERANO TRE  Erano tre gli ordigni esplosivi piazzati nell’aeroporto di Bruxelles, uno dei quali non è esploso. Lo ha detto il governatore della provincia fiamminga di Brabant, Lodewijk De Witte, secondo quanto riporta l’agenzia Belga. L’agenzia riporta anche la dichiarazione del direttore esecutivo della compagnia dell’aeroporto di Bruxelles che rende noto che lo scalo rimarrà chiuso anche domani e che si valuta la riapertura per giovedì.

L’ISIS: PRESTO ALTRI ATTENTATI «Il Belgio è stato colpito perché parte della coalizione internazionale». Così l’Isis, secondo quanto riporta il Site, ha rivendicato gli attentati all’aeroporto e alla metro di Bruxelles che, secondo l’ultimo bilancio, hanno ucciso 34 persone e ne hanno ferite 130, tre delle quali italiane. A poco più di quattro mesi dagli attentati di Parigi e a pochi giorni dall’arresto a Bruxelles della ‘primula rossa’ Salah Abdeslam, considerato la mente degli attacchi in Francia, nel mirino è finita proprio la capitale belga, sede delle principali istituzioni europee.  Due ordigni sono esplosi nella hall dell’aeroporto di Zevantem, facendo 14 vittime, e un’altra esplosione ha colpito la stazione della metropolitana Maalbeek, a pochi passi dalla sede della Commissione europea: 20 i morti. L’ambasciatore italiano Grassi parla di tre connazionali rimasti colpiti, ma nessuno in modo grave.  Gli attentati sono stati rivendicati dall’Isis che minaccia anche altre operazioni in Europa. Nello scalo aereo l’attacco è avvenuto nella hall delle partenze, completamente devastata: secondo fonti Usa ha agito almeno un kamikaze e una bomba potrebbe essere stata messa in una valigia. Scene di panico fra i passeggeri, subito evacuati e guardati a vista da un cordone delle forze di sicurezza.  Trovati anche un kalashnikov ed un giubbotto inesploso, gli artificieri hanno fatto brillare un pacco sospetto mentre la polizia proseguiva le ricerche di altri terroristi o loro fiancheggiatori all’interno dello scalo. Scene di disastro e disperazione anche alla fermata della metropolitana colpita nell’attacco, con immagini shock del vagone sventrato, in brandelli le porte del convoglio e gli interni, e alcune persone ancora bloccate in stazione.  Il Belgio ha decretato tre giorni di lutto nazionale, chiuso le frontiere e interrotto i collegamenti ferroviari, schierando anche i militari nelle strade, mentre si susseguono gli allarmi per eventuali nuovi attacchi: allerta bomba all’ospedale di Saint-Pierre, dove sono state ricoverate diverse persone ferite negli attentati di stamane e dove era stato ricoverato Salah Abdeslam dopo la sua cattura. Un allarme ha interessato anche il Palazzo Reale, e sono state evacuate per ragioni di sicurezza l’università di ULB a Bruxelles, la centrale nucleare di Liegi e un cinema ad Anversa.  La polizia ha diffuso una foto dei tre presunti attentatori all’aeroporto di Zaventem: due sono vestiti in abiti scuri e secondo gli inquirenti potrebbero essere morti nell’attentato, mentre il terzo con una giacca chiara e un cappello è tuttora ricercato e, come è accaduto nei giorni successivi alle strage di Parigi, la Procura ha chiesto ai media di non pubblicare alcuna informazione sulle operazioni in corso. L’allerta è altissima anche in tutte le capitali del Continente: a Parigi evacuata la gare du Nord per un falso allarme per un pacco sospetto, innalzate le misure di sicurezza anche negli aeroporti italiani.  Leader occidentali compatti nella solidarietà ai belgi, Obama da Cuba assicura che ‘possiamo sconfiggere il terrorismo, e lo sconfiggeremò, ma ‘dobbiamo stare unitì. Da Roma, il capo dello Stato Mattarella invita ad affrontare la sfida al terrorismo con una comune strategia. Il comune di Parigi decide di illuminare stasera la Tour Eiffel con i tre colori del Belgio, il premier Valls ed il ministro dell’Interno Cazeneuve premono per un’immediata adozione del Pnr, il registro dei passeggeri aerei. A Londra, una bandiera belga a mezz’asta sventola su Downing Street. E si moltiplicano le offerte d’aiuto anche sui social network si attivano per essere d’aiuto a chi voglia far girare informazioni sui propri cari che possano essere stati coinvolti dagli attentati.

Bruxelles, un italiano tra i primi soccorritori. “Scene terrificanti, la gente urlava e piangeva”

È stata una scena «terrificante». «Ero al lavoro in un edificio vicino alla stazione della metropolitana di Maalbeek, quando ho sentito un grande boato e sono sceso in strada» con i miei colleghi. «Non erano ancora arrivati i soccorsi ed abbiamo prestato il primo aiuto come potevamo», spiega Massimo Medico, da San Cataldo (Caltanissetta), impiegato presso una ditta che si occupa di logistica, per conto della Commissione Ue, a Bruxelles.«C’era odore di bruciato.

ESPLOSIONI IN AEROPORTO A BRUXELLES, LA FUGA DEI PASSEGGERI

Persone ferite. non posso dire le immagini scioccanti. Ho visto una bambina ustionata, con i capelli bruciati, uno dei miei colleghi la teneva in braccio. C’era anche una neonata, non credo fosse ferita», aggiunge. «La gente urlava, piangeva, erano feriti, bruciati. Abbiamo cercato di metterli al riparo nel miglior modo possibile. Nel frattempo sono cominciate ad arrivare le ambulanze. Abbiamo dato una mano anche a loro, perché all’inizio erano pochi, abbiamo cercato di fare il meglio possibile», conclude.