Lele Mora e il carcere: “Nel buio della mia cella ho visto una luce, era Padre Pio”

«Nel buio di una piccola cella, dov’ero rinchiuso per i miei errori, mi è apparso un fascio di luce: era Padre Pio che mi ha incoraggiato dicendomi di avere fede e che presto le porte del carcere si sarebbero aperte per riprendere a vivere».

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Lo ha rivelato Lele Mora in una intervista pubblica nella serata conclusiva della quarta edizione del «Telesia for Peoples» di Telese Terme ricordando le sue origini contadine e che sin da bambino ha sempre frequentato la Chiesa e «non certo per avere uno zio Cardinale ma per l’educazione impartitami dai miei genitori».
L’ex manager di tanti vip ha risposto a tutte le domande, anche a quelle del pubblico, lasciandosi intervistare a trecentosessanta gradi sulla sua vita privata, sul mondo dello spettacolo ma anche su quello politico. Ribadendo di essere ormai «una persona cambiata» Lele Mora, che ha espiato la pena dopo la condanna per evasione fiscale, bancarotta fraudolenta e favoreggiamento della prostituzione, ha annunciato la nascita di un movimento politico ‘Libertà e Onestà’, composto da tanti giovani al di sotto dei 40 anni e che avrà a capo un importante personaggio del mondo finanziario il cui nome sarà ufficializzato a fine anno, qualche mese prima del voto politico.
«Il movimento – ha aggiunto Lele Mora – punta ad aiutare chi ha bisogno. Un esempio? Fare una legge che vieti il pignoramento della prima casa, qualunque sia il motivo del provvedimento in quanto la casa, per chiunque, è il tetto che unisce la famiglia e rappresenta il frutto di sacrifici». Al salotto pubblico di Lele Mora ha preso parte anche Boris Roberti, presidente dell’Associazione «Gli Angeli della tv» impegnata da anni nel mondo del sociale.

Fabrizio Corona torna a parlare dopo 3 anni: “In galera mi è successo di tutto”

Corona torna a parlare. “Oggi credo nuovamente nella giustizia e nelle persone che ricoprono ruoli importanti nella magistratura italiana”. Dopo oltre tre anni dal suo arresto, Fabrizio Corona rilascia la sua prima intervista al settimanale ‘Chi’ in edicola domani. Condannato a 14 anni e due mesi per reati come estorsione, bancarotta, corruzione, è uscito dal carcere di Opera il 18 giugno del 2015. Il re dei paparazzi è stato poi affidato per quattro mesi alla comunità di don Mazzi.Il suo racconto parte dall’arresto, dopo la fuga in Portogallo: “Non volevo che la mia vita finisse in galera.

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Ho cercato una soluzione. Volevo salvarmi”, confessa a ‘Chi’. “Nessuno può capire che cos’è il carcere se non lo ha vissuto pienamente e duramente. Non era una semplice custodia cautelare la mia. Era una condanna definitiva. In totale quattordici anni e due mesi”, ricorda Corona. “Da quando sono uscito dal carcere – rivela durante l’intervista – non ho mai raccontato la mia vita tra le sbarre. Provo vergogna, mi fa male, il ricordo lacera la mente e il cuore. Lo fa sanguinare. Di notte però capita spesso di svegliarmi all’improvviso e di non credere che sia finita. Posso solo dirle che in galera mi è successo di tutto. L’inimmaginabile. Non è stata una semplice detenzione”. Eppure Corona svela di aver tenuto duro. “Non ho mai pensato di togliermi la sacra vita che in quelle condizioni diventa ancora più sacra”. Corona parla poi del figlio Carlos, avuto dall’ex moglie Nina Moric. “L’ho lasciato bambino, l’ho trovato un ometto. Mi ha stretto forte. E mi ha dato la forza di andare avanti. Aveva capito tutto. Per la prima volta mi sono sentito io figlio, lui padre. Per la prima volta non ero più solo al mondo”.  Della sua ex, Belen Rodriguez, Corona dice: “Ho visto le sue nozze a ‘Verissimo’ e le ho lette su ‘Chi’. L’ho vista diventare moglie, mamma e ho visto l’evolversi la sua carriera. Negli alti e nei bassi. Ho seguito il tutto con molta indifferenza. Io e Belen oggi siamo due persone completamente diverse da quelle che si erano amate follemente”.  Infine parla del padre Vittorio, scomparso nel 2007 dopo una lunga malattia. “Ho sognato mio padre Vittorio quasi tutte le notti. Era con me. Mi proteggeva. Era come se fosse lì. Mi ha salvato, sostenuto, dato una forza inspiegabile. Lui c’era. Andarlo a trovare al cimitero? No. Mai. Per pudore, per vergogna, per averlo deluso”.