Asia fa causa a Morgan per gli alimenti: “Ma è colpa di Sky che non lo paga”

Guai per Morgan. L’ex compagna Asia Argento ha trascinato il cantante in tribunale per gli alimenti che l’uomo avrebbe omesso di versare ad Anna Lou, la figlia nata dalla loro storia.

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Secondo quanto riporta Novella 2000 Asia avrebbe denunciato l’ex giudice di X Factor lo scorso aprile, contestandogli la mancata assistenza economica alle spese di mantenimento della figlia che i due hanno in comune.
Il legale del cantautore Giampaolo Cicconi spiega a Novella: «Il mancato versamento degli alimenti è dovuto in parte anche a un mancato guadagno di Morgan: Sky non gli avrebbe pagato l’intero ingaggio a causa di inadempienze contrattuali nel 2014».

Morto Paolo Villaggio: l’attore di Fantozzi aveva 84 anni, era malato da tempo

Paolo Villaggio è morto stamattina alle 6. L’attore aveva 84 anni ed era ricoverato dai primi di giugno nella clinica privata Paideia di Roma. L’attore in passato era stato seguito dal policlinico Gemelli di Roma. Per anni è stata una delle ‘bufale’ più gettonate del web, ma ora è tutto tristemente vero: Fantozzi non c’è più
Ad annunciare la morte di Villaggio è stata la figlia Elisabetta su Facebook dove, su una foto del padre giovanissimo, scrive: «Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare».

Venezia - 67th Venice Film Festival - Mostra del Cinema - Paolo Villaggio

LA COSCIENZA DEGLI ITALIANI Nato a Genova da papà siciliano e mamma Genovese, Paolo Villaggio fu la voce della coscienza degli italiani, che col personaggio di Fantozzi riusciva a raccontare con impareggiabile maestria. Dopo un inizio da cabarettista in giovane età, in cui comunque lavorava in fabbrica (anche se, a dire il vero, i vertici lo scelsero per organizzare le feste aziendali), Villaggio debuttò in teatro e alla radio grazie a Maurizio Costanzo. Da lì, complice il desiderio di rinnovamento della tv di stato, Villaggio scala in fretta i gradini della celebrità: «Quelli della domenica» (dove debuttano il Professor Kranz e il nevrotico Fracchia), «Canzonissima», «Gran Varietà» alla radio. Sono gli ultimi momenti degli anni ’60 che Villaggio fa suoi insieme ad ormai buoni compagni di strada come Enrico Vaime, Cochi e Renato, Gianni Agus, Ric e Gian. Nel ’68 debutta al cinema con il misconosciuto «Eat it!». Ma saranno gli anni ’70 a far passare Villaggio alla storia: prima con l’invenzione letteraria del ragionier Ugo Fantozzi (un travolgente successo in libreria) e poi con la sua versione cinematografica che si concretizza nel 1974 per la regia di Luciano Salce e la produzione Rizzoli.

IL SUCCESSO DI FANTOZZI E IL DECLINO Dieci capitoli, tutti indimenticabili: questa la saga del ragioner Fantozzi, il personaggio più conosciuto di Paolo Villaggio. L’attore, però, non aveva rinunciato ad altri impegni nel cinema d’autore, sotto la regia di Mario Monicelli, Pupi Avati e Lina Wertmuller. Gli anni ’90, in qualche modo, segnarono la fine della sua fortuna cinematografica: ne erano un triste indicatore premi come il Leone d’oro alla carriera (il primo mai dato a un comico) del 1992; due anni prima Fellini gli aveva fatto vincere il David di Donatello come miglior attore (ne avrebbe vinto un secondo alla carriera nel 2009); infine ecco il Pardo d’oro di Locarno nel 2000.
Un declino molto sofferto dall’attore, che spiegava: «Stare senza cinema, per me, e spero che nessuno si offenda, è come vivere senza braccia». Uno sfogo condiviso anche dall’amata figlia Elisabetta, che qualche mese fa aveva scritto sui social: «Il cinema italiano lo ha abbandonato, ma mio padre è ancora vivo, anche se non sta al meglio».

Titanic, sulla zattera poteva starci anche Di Caprio? Finalmente il regista Cameron svela la verità…

A 19 anni dall’uscita di uno dei film epici più belli di tutti i tempi, Titanic continua a far discutere. Tanti fan non si sono mai rassegnati alla morte di Jack (Leonardo Di Caprio), sostenendo che Rose (Kate Winslet) avrebbe potuto fargli posto sulla porta usata a mo’ di zattera, permettendo anche all’amato di mettersi in salvo.

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C’è poi chi ha elaborato una vera e propria teoria secondo la quale Jack avrebbe potuto sopravvivere. Nel programma tv Mythbusters, in cui si parla di miti da sfatare, i conduttori avevano confermato che sulla zattera non ci sarebbe stato spazio per Jack, ma che se avessero legato i giubotti salvagente sotto alla porta, entrambi i protagonisti avrebbero potuto salvarsi.
A dissipare ogni dubbio sulla questione ci ha pensato il regista James Cameron, in un’intervista al Daily Beast.
“Provate a immaginare la situazione: sei Jack, immerso nell’acqua gelida a -2 gradi e il tuo cervello inizia a risentire dei primi segni di ipotermia. Arrivano i Mythbusters e ti chiedono di slacciarti il giubbotto di salvataggio, di immergerti sotto alla zattera e legare il giubbotto in chissà quale maniera. Questo significa rimanere sott’acqua a -2 gradi per un processo che richiede almeno 5-10 minuti. A rigor di logica, moriresti subito. In che modo sarebbe potuto funzionare? Jack ha fatto la scelta migliore, rimanere in parte fuori dall’acqua sperando che qualcuno lo vedesse e lo tirasse fuori di lì. Purtroppo la vicenda è stata affrontata in mille modi, anche attraverso accurati studi fisici e scientifici, ma la risposta è una sola: Jack non poteva salvarsi su quella porta”.

Angelina Jolie consolata da Johnny Depp: “I due sono molto vicini in questo periodo”

Dopo la tristezza per la separazione arriveranno i duri giorni dei vari dibattiti legali e gli scontri con gli avvocati per Angelina Jolie e Brad Pitt, ma pare che la bella attrice non sarà sola in questo percorso.  Il collega, e amico, Johnny Depp sembra essere particolarmente vicino ad Angelina, i due condividono anche lo stesso avvocato divorzista e stanno attraversando, entrambe e a causa di una separazione, un periodo molto difficile.

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Gli attori sono sempre stati molto amici e anche Angelina in passato è stata vicino a Johnny per la separazione dalla sua prima moglie. Pare poi che sul set la loro amicizia si sia addirittura rafforzata e ora sembrano inseparabili, come riporta anche il Mirror.   C’è già chi parla di un nuovo amore che starebbe nascendo, ma i due non si sono espressi a riguardo. Intanto Brad Pitt ha raccontato di essere distrutto e di affrontare uno dei periodi peggiori della sua vita.

Cannes 2016: la Palma dʼoro va allʼimpegno sociale di “I, Daniel Blake” di Ken Loach

Il film “I, Daniel Blake” di Ken Loach ha vinto la Palma d’oro della 69.ma edizione del Festival di Cannes. Grand Prix a Xavier Dolan e il suo “Just la fin du monde”, mentre il Gran premio della Giuria è andato ad “American Honey” di Andrea Arnold. Premio ex aequo per i registi Cristian Mungiu e Olivier Assayas. Miglior attore Shahab Hosseini per “Le Client” di Asghar Farhadi, miglior attrice Jaclyn Jose per “Ma’ Rosa”.

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Alla fine quindi a trionfare è l’impegno sociale del film del quasi ottantenne regista britannico, che dieci anni dopo “Il vento che accarezza l’erba”, si porta a casa di nuovo il premio più ambito. Lo fa con il racconto dell’incontro tra un carpentiere disoccupato e alle prese con problemi di salute e una madre single e senza lavoro anch’essa. Una vittoria a sorpresa che marca politicamente questa edizione, come ha voluto sottolineare Loach nel discorso di ringraziamento. “Siamo in un mondo pericoloso dove il neoliberismo rischia di ridurre in miseria migliaia di persone – ha detto -. Il cinema è portatore di tante tradizioni, e fra questa c’è la protesta del popolo contro i potenti. Non solo un altro mondo è possibile, ma è necessario”. Per il resto molta commozione per l’enfant prodige canadese Xavier Dolan, che si è portato a casa il Grand Prix, consegnatogli dalla nostra Valeria Golino e da Donald Sutherland. I registi Cristian Mungiu e Olivier Assayas si sono divisi il premio per la regia rispettivamente con “Bacalaureat” e “Personal Shopper”. Molti vedevano “American Honey” di Andrea Arnold favorito per la vittoria finale e questa non è arrivata ma comunque torna a casa con il Premio della giuria. Unica opera a portare a casa due riconoscimenti è stata invece “Il cliente”, dell’iraniano Asghar Farhadi, premiato per la miglior sceneggiatura e per il migliore attore.

TUTTI I PREMI DELLA 69.MA EDIZIONE
Gran Premio della giuria a ‘Juste la fine du monde’ di Xavier Dolan (Canada).
Miglior regia ex aequo al romeno Cristian Mungiu per ‘Bacalaureat’ e al francese Olivier Assayas per ‘Personal shopper’.
Premio della giuria a ‘American honey’ di Andrea Arnold (Regno Unito).
Migliore sceneggiatura a ‘Forushande (The salesman)’ di Asghar Farhadi (Iran).
Migliore attrice a Jacklyn Jose per ‘Ma’ Rosa’ di Brillante Mendoza (Fillippine).
Migliore attore a Shahab Hossein per ‘Forushande (The Salesman)’ di Asghar Farhadi (Iran).
Camera d’Oro per la migliore opera prima a ‘Divines’ di Hounda Benyamina (Francia-Marocco).
Palma d’Oro per il miglior cortometraggio a ‘TimeCode’ di Juanjo Giménez (Spagna).
Palma d’Oro alla carriera a Jean-Pierre Léaud.

“Blindspot”, arriva su Italia 1 la serie che ha conquistato gli Stati Uniti

Arriva martedì 10 maggio in anteprima esclusiva su Italia 1 “Blindspot”, la serie più vista della stagione negli Stati Uniti. Puntata dopo puntata ha tenuto con il fiato sospeso oltre 15 milioni di telespettatori, conquistando anche i Critics Choice Award. Protagonista dello show è una donna che viene ritrovata in un borsone a Times Square con il corpo completamente tatuato e che dice di non ricordare nulla del proprio passato.

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Essendo priva di memoria, la donna ritrovata nel borsone assume il nome di Jane Doe (Jaimie Alexander), l’appellativo dato a coloro che perdono coscienza della propria identità. Tra gli stravaganti tatuaggi che ricoprono il suo corpo c’è il nome dell’agente dell’FBI Kurt Weller (Sullivan Stapleton). Si scoprirà che il DNA della donna corrisponde a quello di Taylor Shaw, vicina di casa di Weller quando erano bambini, che era scomparsa 25 anni prima e creduta morta. Il detective e la sua squadra iniziano così ad indagare per decifrare i numerosi tatuaggi e cercare di risolvere i misteri a lei legati, puntata dopo puntata, come un puzzle da ricomporre.
La serie è ideata e prodotta da Martin Gero e Greg Berlanti, quest’ultimo definito “il Re Mida della nuova Hollywood”. A lui si devono infatti i successi di “Arrow”, “The Flash”, “Supergirl” e “Legends of Tomorrow”.